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Licenziamento per giusta causa in caso di uso e di detenzione, anche a fini di spaccio, di sostanze stupefacenti in quanto non consoni allo svolgimento di una prestazione lavorativa da parte del dipendente implicante contatto con gli utenti - Studio Legale Costanzo

Sabato, 16 Maggio 2020 09:27

Licenziamento per giusta causa in caso di uso e di detenzione, anche a fini di spaccio, di sostanze stupefacenti in quanto non consoni allo svolgimento di una prestazione lavorativa da parte del dipendente implicante contatto con gli utenti

Scritto da Avv. Giulio Costanzo
Licenziamento

La Suprema Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 5897 del 03/03/2020, ha statuito che in tema di licenziamento per giusta causa, l’uso e la detenzione, anche a fini di spaccio, di sostanze stupefacenti non sono consoni, in base agli standard, conformi ai valori dell’ordinamento ed esistenti nella realtà sociale, allo svolgimento di una prestazione lavorativa implicante contatto con gli utenti da parte del dipendente.

La Cassazione, con la Sentenza n. 5897 del 03/03/2020, è intervenuta sulla delicata questione concernente il licenziamento per giusta causa.

Il recesso per giusta causa, disciplinato dall’art. 2119 c.c., implica l’avveramento di un fatto di gravità tale da porre in crisi il rapporto fiduciario tra il datore di lavoro e il prestatore.

La nozione di giusta causa trova la propria fonte nella legge, ne consegue che ogni elencazione contenuta nei contratti collettivi o in atti unilaterali del datore di lavoro hanno valenza esemplificativa e non tassativa.

È possibile il licenziamento per giusta causa non solo in presenza di condotte dolose del dipendente, ossia in malafede, ma anche in presenza di un comportamento colposo, ossia non intenzionale, in quanto anche un comportamento di natura colposa, per le caratteristiche sue proprie, può determinare una lesione del rapporto di fiducia così grave ed irrimediabile da non consentire l’ulteriore prosecuzione del rapporto di lavoro.

Molteplici sono i giudizi in tema di licenziamento portati dinanzi al Giudice del Lavoro, in particolare, per quanto concerne la giustezza e legittimità dello stesso.

La Suprema Corte di Cassazione, di recente, è intervenuta sul relativo tema decidendo su di un caso ove la Corte territoriale aveva ritenuto illegittimo il licenziamento di un operatore della mobilità addetto alla verifica del pagamento del parcheggio per le vetture in sosta il quale aveva definito il procedimento penale con una sentenza di patteggiamento.

I Giudici di Piazza Cavour, con la Sentenza n. 5897 del 03/03/2020, cassando con rinvio il provvedimento, hanno così enunciato il seguente principio di diritto: “In tema di licenziamento per giusta causa, l'uso e la detenzione, anche a fini di spaccio, di sostanze stupefacenti non sono consoni, in base agli standard, conformi ai valori dell'ordinamento ed esistenti nella realtà sociale, allo svolgimento di una prestazione lavorativa implicante contatto con gli utenti da parte del dipendente”.

Alla luce di tale pronunzia emerge, ergo, che in tema di licenziamento per giusta causa, l’uso e la detenzione, anche a fini di spaccio, di sostanze stupefacenti non sono consoni, in base agli standard, conformi ai valori dell’ordinamento ed esistenti nella realtà sociale, allo svolgimento di una prestazione lavorativa implicante contatto con gli utenti da parte del dipendente.

Letto 9136 volte Ultima modifica il Sabato, 16 Maggio 2020 10:13
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