Lunedì, 18 Luglio 2022 08:21

La responsabilità civile del magistrato

Scritto da Avv. Giulio Costanzo
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La Suprema Corte di Cassazione, SS. UU., con Sentenza n. 20042 del 14/07/2021, ha statuito che in tema di illeciti disciplinari dei magistrati, rientrano nella nozione di grave scorrettezza, ai sensi dell'art. 2, comma 1, lett. d), del d.lgs. n. 109 del 2006, anche quelle condotte che, pur se non compiute direttamente nell'esercizio delle funzioni, sono inscindibilmente collegate a contegni precedenti o anche solo "in fieri", involgenti l'esercizio delle funzioni giudiziarie, al punto da divenire tutte parte di un "modus agendi" contrario ai doveri del magistrato.

La Cassazione, SS. UU., con Sentenza n. 20042 del 14/07/2021, è tornata sulla delicata questione concernente la responsabilità civile del magistrato.

Il magistrato è l’incaricato dell’amministrazione della giustizia, investito dell’esercizio di funzioni giurisdizionali.

Nel linguaggio comune questo termine viene impropriamente utilizzato come sinonimo di giudice:

  1. il magistrato (concetto più generale) è colui che rientra nella funzione giurisdizionale di uno Stato;

  2. il giudice (concetto più speciale) è colui che decide una specifica controversia di tipo civile, penale, amministrativo o tributario.

Stante la delicata funzione assunta nella società, come organo imparziale e super partes, il legislatore si è posto il problema di regolare le forme e i limiti della sua responsabilità con l’esigenza di salvaguardare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura.

Al riguardo, è stata novellata una disciplina peculiare, diversa da quella che regola le altre categorie di pubblici dipendenti.

Riscontriamo, infatti, tre tipi di responsabilità del magistrato: civile, disciplinare e penale.

La responsabilità civile può essere azionata da chiunque vi abbia interesse, ma non direttamente nei confronti del magistrato, bensì verso lo Stato che poi potrà esercitare la sua rivalsa, avente quale fine quello di risarcire i danni ingiusti cagionati dal comportamento illecito del magistrato.

La responsabilità civile dei magistrati, infatti, (a differenza di quella disciplinare che è prerogativa degli organi statali preposti, così come quella penale, in cui però la persona offesa può intervenire come parte civile) può essere promossa direttamente dal cittadino al fine di ottenere il ristoro dei danni patiti in conseguenza di provvedimenti giurisdizionali.

Stante la delicatezza della funzione sociale esercitata e del potere impartitogli, contemperanti le diverse esigenze, numerosi sono i dubbi sorti in materia.

Gli Ermellini, infatti, di recente sono tornati sul relativo tema confermando la sentenza disciplinare di condanna del Presidente di un collegio di Corte d'Assise che, su sollecitazione di un giudice popolare, in occasione di una cena organizzata pochi giorni prima della camera di consiglio, si era espresso sul tema della responsabilità civile dei magistrati ed aveva affermato che la riforma di un'eventuale sentenza di condanna avrebbe esposto anche i giudici non togati a conseguenze patrimoniali; l'incolpato, in particolare, aveva fornito delle informazioni inesatte, atteso il diverso regime della responsabilità dettato per i giudici popolari, e si era espresso con modalità comunicative che erano idonee a coartare, secondo una valutazione "ex ante", la libertà di determinazione degli stessi giudici popolari, alla luce del contesto, estraneo alla camera di consiglio, in cui si era verificata la vicenda.

I Giudici di Piazza Cavour, in composizione Unitaria, con Sentenza n. 20042 del 14/07/2021, hanno accolto il relativo ricorso, sostenendo il seguente principio di diritto: In tema di illeciti disciplinari dei magistrati, rientrano nella nozione di grave scorrettezza, ai sensi dell'art. 2, comma 1, lett. d), del d.lgs. n. 109 del 2006, anche quelle condotte che, pur se non compiute direttamente nell'esercizio delle funzioni, sono inscindibilmente collegate a contegni precedenti o anche solo "in fieri", involgenti l'esercizio delle funzioni giudiziarie, al punto da divenire tutte parte di un "modus agendi" contrario ai doveri del magistrato”.

Alla luce di tale pronunzia emerge, ergo, che in tema di illeciti disciplinari dei magistrati, rientrano nella nozione di grave scorrettezza, ai sensi dell'art. 2, comma 1, lett. d), del d.lgs. n. 109 del 2006, anche quelle condotte che, pur se non compiute direttamente nell'esercizio delle funzioni, sono inscindibilmente collegate a contegni precedenti o anche solo "in fieri", involgenti l'esercizio delle funzioni giudiziarie, al punto da divenire tutte parte di un "modus agendi" contrario ai doveri del magistrato.

Avv. Giulio Costanzo
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