Venerdì, 06 Marzo 2020 09:40

Opposizione a sollecito di pagamento per canoni idrici: la competenza e’ del giudice ordinario stante la natura privatistica e non tributaria del contratto di erogazione dell’acqua

Scritto da Avv. Giulio Costanzo
Vota questo articolo
(6 Voti)
Contratto erogazione acqua Contratto erogazione acqua

In caso di contestazione della bolletta da parte dell’utente per consumi anomali dell’acqua, la compagnia (o l’ente comunale) che fornisce il servizio e’ tenuta a dimostrare l’esistenza del proprio credito

“In tema di contratti di somministrazione, la rilevazione dei consumi mediante contatore è assistita da una mera presunzione semplice di veridicità, sicché, in caso di contestazione, grava sul somministrante l’onere di provare che il contatore era perfettamente funzionante, mentre il fruitore deve dimostrare che l’eccessività dei consumi è dovuta a fattori esterni al suo controllo e che non avrebbe potuto evitare con un’attenta custodia dell’impianto, ovvero di aver diligentemente vigilato affinché eventuali intrusioni di terzi non potessero alterare il normale funzionamento del misuratore o determinare incremento dei consumi”.

“Si è precisato (Cass. 19154/2018) che i termini della questione non mutano in considerazione dell’oggetto dell’azione proposta, ovvero l’accertamento negativo del credito, “giacché è noto che in tema di riparto dell’onere della prova ai sensi dell’art. 2697 cod. civ., l’onere di provare i fatti costitutivi del diritto grava sempre su colui che si afferma titolare del diritto stesso ed intende farlo valere, ancorché sia convenuto in giudizio di accertamento negativo”.

In definitiva “è il gestore del servizio idrico, in caso di contestazione, a dover fornire in primo luogo la prova del corretto funzionamento dell’impianto, spostandosi poi detto onere – una volta assolto quello del gestore stesso – sull’utente”, il quale “può quindi limitarsi, in prima battuta e ove lamenti un non corretto computo dei propri consumi, ad allegare il cattivo funzionamento dell’impianto”.

Questi i principi ribaditi dalla Corte di Appello di Napoli, prima sezione civile, con la sentenza n. 1057/2020, del 24/02/2020; Pres. Eugenio Forgillo; Rel. Pasquale Cristiano.

La pronuncia trae origine dall’appello proposto dal Comune di Frattaminore e teso ad impugnare la sentenza con la quale il Tribunale di Napoli Nord aveva accolto l’opposizione promossa, dal sottoscritto procuratore nell’interesse della Sig.ra C. M.,  avverso un sollecito di pagamento avente ad oggetto il canone per il servizio idrico.

Più precisamente, in primo grado veniva impugnato un sollecito di pagamento relativo al “Conguaglio servizio Acquedotto anno 2011” per un importo pari ad € 9.574,25, atteso che lo stesso appariva decisamente eccessivo rispetto ai normali consumi di acqua fatturati e pagati negli anni immediatamente precedenti e successivi all’anno 2011. Nel merito, quindi, si eccepiva la erroneità nel computo dei mc di acqua, sicuramente imputabili ad un cattivo funzionamento del contatore, tra l’altro sostituito proprio l’anno precedente.

A sostegno di ciò si allegavano tutte le letture e fatture relative ai consumi idrici dell’attrice, che si erano sempre aggirate sui 190/200 mc annui, ben al di sotto dei 7000 mc pretesi per il solo anno 2011. Altresì si depositava apposita relazione tecnica la quale accertava, da un lato, l’assenza di qualsiasi perdita d’acqua (in caso contrario l’esorbitante quantità di acqua avrebbe creato una voragine nel sottosuolo per un raggio di 100 m) e, dall’altro, che il consumo d’acqua denunciato non sarebbe stato possibile realizzarlo “nemmeno tenendo aperti i n. 6 rubinetti e soffioni doccia dell’intero fabbricato nelle ore di esercizio ordinario giornaliero”. Addirittura, per comprendere l’enormità del volume di acqua erroneamente calcolato, il ctp calcolava che, sulla base delle tabelle di consumo medio, un autolavaggio a pieno regime (50 auto giornaliere) non riuscirebbe a consumare più di 4800 mc.

Viceversa, il Comune convenuto nulla provava, limitandosi genericamente ad affermare la correttezza della lettura del contatore, senza effettuare alcun accertamento sul corretto funzionamento del contatore, come era suo onere fare.

Le difese di parte attrice trovavano pieno accoglimento

Il Tribunale di Napoli Nord, invero, dopo aver qualificato il contratto di erogazione di acqua quale contratto di somministrazione avente natura privatistica e pertanto soggetto alla disciplina del codice civile, annullava il sollecito di pagamento relativo al conguaglio 2011 atteso che l’Ente comunale non aveva provato il suo credito. Infatti, nell’ipotesi, come nel caso di specie, di contestazione della bolletta da parte dell’utente per consumi anomali di acqua, la compagnia (ovvero l’Ente Comunale) che fornisce il servizio è tenuta a dimostrare l’esistenza del proprio credito. A tal fine, quindi, non è sufficiente allegare la semplice lettura del contatore, essendo, invece, necessario che la compagnia erogatrice dimostri il corretto funzionamento del contatore, anche e soprattutto attraverso un esame dello stesso nel contraddittorio delle parti.

Il Comune di Frattaminore proponeva appello censurando, con un primo motivo di appello, il vizio di motivazione, omessa motivazione, violazione degli artt. 112, 115 e 116 c.p.c. nonché dell’art. 1559 c.c. in combinato disposto con gli artt. 1341, 1374 e 2697 c.c., oltre alla violazione delle norme del regolamento comunale in materia di distribuzione dell’acqua potabile, il tutto in riferimento alla sentenza di primo grado nella parte in cui aveva ritenuto che il Comune non avesse fornito la prova del corretto funzionamento del contatore e della corretta registrazione dei consumi. Con il secondo motivo di gravame, il Comune lamentava, altresì, un vizio di motivazione, omessa motivazione ed errato apprezzamento delle prove e delle allegazioni offerte dall’attrice in primo grado.

Incardinato il contraddittorio, si costituiva il sottoscritto procuratore, nell’interesse della propria assistita, chiedendo il rigetto dell’appello, eccependone l’assoluta infondatezza. Invero,si evidenziava che l’Ente comunale nel proprio atto di appello, si era semplicemente limitato a delle mere presunzioni prive di qualsiasi riscontro probatorio, per tentare di sovvertire la giusta e corretta decisione del primo Giudice che, viceversa, si era attenuto a quelli che sono i consolidati insegnamenti della Suprema Corte in tema di contratti di somministrazione di servizi essenziali (luce, acqua, telefono) in cui il consumo sia contabilizzato con sistema a contatore.

Invero, l’appellante non ha colto a pieno le motivazioni poste a base dell’impugnata sentenza ovvero che l’onere della prova circa il corretto funzionamento e/o la corretta lettura del contatore installato presso l’abitazione dell’utente ricade sull’Ente Comunale.

Mentre l’attrice/appellata, difatti, si era sempre attivata per sollecitare un controllo sul contatore, presentando anche tre ricorsi in autotutela ante causa e allegando una consulenza di parte in cui si evidenziava che l’anomalo consumo di acqua non era a lei addebitabile, soddisfando gli oneri probatori posti a suo carico, l’Ente comunale si limitava a ritenere non sussistente alcun errore nella lettura del contatore, non effettuando alcun sopralluogo nell’abitazione della sig.ra Capasso o alcun controllo sul contatore dell’acqua, come buona norma avrebbe voluto e dovuto.

A sostegno delle proprie difese, il sottoscritto ribadiva, quindi, che con riguardo alla prova del regolare funzionamento del contatore, la Suprema Corte ha stabilito (cfr. sentenza n. 23699 del 22.11.2016) che all’interno dei contratti di somministrazione di servizi essenziali (luce, acqua, telefono), in cui il consumo sia contabilizzato con sistema a contatore, è il somministrante che deve dare la prova del regolare funzionamento del contatore stesso (o del suo malfunzionamento che ne ha reso necessaria la sostituzione).

Più precisamente nella richiamata sentenza n. 23699/2016 della Cassazione può leggersi che: “in tema di contratti di somministrazione, la rilevazione dei consumi mediante contatore è assistita da una mera presunzione semplice di veridicità, sicché, in caso di contestazione, grava sul somministrante l'onere di provare che il contatore era perfettamente funzionante, mentre il fruitore deve dimostrare che l'eccessività dei consumi è dovuta a fattori esterni al suo controllo e che non avrebbe potuto evitare con un'attenta custodia dell'impianto, ovvero di aver diligentemente vigilato affinché eventuali intrusioni di terzi non potessero alterare il normale funzionamento del misuratore o determinare un incremento dei consumi” (cfr. anche la recente ordinanza n. 6562/2019, Cass. IV civ.).

La Corte di Appello di Napoli, con la sentenza in commento, ha accolto pienamente le eccezioni sollevate da parte appellata perché “Nessun accertamento è stato effettuato dal Comune sul corretto funzionamento del contatore, né alcuna prova è stata effettuata al fine di verificare la corretta registrazione dei consumi idrici e ciò ad onta del precisato onere probatorio gravante sul somministrante”.

“In definitiva è il gestore del servizio idrico, in caso di contestazione, a dover fornire in primo luogo la prova del corretto funzionamento dell’impianto, spostandosi poi detto onere – una volta assolto quello del gestore stesso – sull’utente”, il quale “può quindi limitarsi, in prima battuta e ove lamenti un non corretto computo dei propri consumi, ad allegare il cattivo funzionamento dell’impianto”; ciò che, nella specie, l’appellata ha puntualmente dedotto sin dall’originario atto introduttivo ” (così la decisione in commento).

Alla luce di tali emergenze, quindi, la sentenza di primo grado, la nr. 162/2018 del Tribunale di Napoli Nord, è stata pienamente confermata atteso che, nel nostro caso, con buona pace della difesa avversaria, va ribadito che spettava al Comune di Frattaminore dimostrare che il contatore funzionasse perfettamente e che il consumo addebitato fosse quello effettivamente realizzato dall’attrice/utente.

Ed è per tale inerte comportamento che, in definitiva, l’Ente comunale convenuto è stato condannato.

Corte di Appello di Napoli, prima sezione civile, sentenza n. 852/2020, del 24/02/2020; Pres. Eugenio Forgillo; Rel. Pasquale Cristiano…leggi qui la sentenza..

Qui l'articolo sulla testata giornalistica il Mattino

Letto 361 volte Ultima modifica il Venerdì, 06 Marzo 2020 13:18

Lascia un commento

Assicurati di aver digitato tutte le informazioni richieste, evidenziate da un asterisco (*). Non è consentito codice HTML.

Iscriviti alla nostra Newsletter

Iscriviti

Ultimi articoli

  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5