Mercoledì, 15 Aprile 2020 09:32

Pignorabile il fondo patrimoniale se esiste una relazione tra gli scopi per cui i debiti sono stati contratti ed i bisogni della famiglia

Scritto da Avv. Giulio Costanzo
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La Suprema Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 16176 del 19/06/2018, ha statuito che sono pignorabili i beni oggetto del fondo patrimoniale qualora via sia relazione tra gli scopi per cui i debiti sono stati contratti ed i bisogni della famiglia, con la conseguenza che l’esecuzione sui beni del fondo o sui frutti di esso può avere luogo qualora la fonte e la ragione del rapporto obbligatorio abbiano inerenza diretta ed immediata con i predetti bisogni.

La Cassazione, con la Sentenza n. 16176 del 19/06/2018, è tornata sulla spinosa questione relativa alla pignorabilità dei beni oggetto del fondo patrimoniale qualora vi sia relazione tra gli scopi per cui i debiti sono stati contratti ed i bisogni della famiglia.

Il fondo patrimoniale è uno strumento attraverso il quale i coniugi vincolano determinati beni, mobili o immobili, destinandoli al soddisfacimento dei bisogni della famiglia.

Si tratta, in teoria, di uno scudo apposto su immobili e titoli, in virtù del quale i creditori non possono pignorare i beni inseriti nel fondo patrimoniale a meno che l’obbligazione per la quale si avanza sia stata contratta per esigenze della famiglia (ad es. le spese per l’università dei figli, la manutenzione ordinaria o straordinaria della casa, l’auto per andare a lavorare, ecc.).

I coniugi, dal canto loro, sono obbligati a destinare tutti i frutti dei beni inseriti nel fondo ai bisogni della famiglia (ad es. i soldi dell’affitto riscosso da un appartamento inserito nel fondo patrimoniale non possono essere destinati a un investimento speculativo o a un viaggio di piacere).

Il fondo patrimoniale non cambia la proprietà dei beni che rimane in capo al precedente titolare oppure resta nella comunione dei coniugi. Esso, quindi, si sostanzia solo in un atto notarile che viene iscritto nei pubblici registri immobiliari e annotato a margine dell’atto di matrimonio (momento a partire dal quale il fondo acquista efficacia).

Le principali diatribe in materia concernono proprio la pignorabilità o meno dei beni oggetto del fondo patrimoniale.

Gli Ermellini, al riguardo, sono tornati sul relativo tema con la Sentenza n. 16176 del 19/06/2018, enucleando il seguente principio di diritto: In tema di fondo patrimoniale, il criterio identificativo dei crediti il cui soddisfacimento può essere realizzato in via esecutiva sui beni conferiti nel fondo va ricercato nella relazione esistente tra gli scopi per cui i debiti sono stati contratti ed i bisogni della famiglia, con la conseguenza che l'esecuzione sui beni del fondo o sui frutti di esso può avere luogo qualora la fonte e la ragione del rapporto obbligatorio abbiano inerenza diretta ed immediata con i predetti bisogni.”

I Giudici di Piazza Cavour, ergo, hanno decretato che anche i debiti lavorativi e dell’azienda rientrano tra i bisogni della famiglia per i quali è possibile agire contro il fondo patrimoniale. Non possono, pertanto, ritenersi estranei ai bisogni della famiglia i debiti inerenti l’attività di lavoro dei coniugi allorquando da tale attività la famiglia tragga i suoi mezzi di mantenimento.

Secondo la Suprema Corte, infatti, il lavoro è un bisogno della famiglia perché serve per il suo mantenimento e sviluppo, sicché se esiste una relazione tra gli scopi per cui i debiti sono stati contratti ed i bisogni della famiglia, i beni conferiti nel fondo sono aggredibili.

In virtù di tale orientamento, ergo, è evidente come il novero dei creditori che possono agire verso i beni conferiti nel fondo patrimoniale sia di gran lunga più ampio rispetto al passato e che di fatto tale istituto non rappresenta più un efficace strumento per tutelare i propri beni dall’espropriazione.

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