Mercoledì, 18 Maggio 2022 15:28

Giudizio di nullità del matrimonio davanti al tribunale ecclesiastico e giudizio di delibazione sono due processi si collocano su piani diversi

Scritto da Avv. Giulio Costanzo
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La Suprema Corte di Cassazione, con la Ordinanza n. 20864 del 21/07/2021, ha statuito che, nel giudizio di delibazione della sentenza ecclesiastica di nullità matrimoniale, proposto da uno solo dei coniugi, non è preclusa la possibilità di eccepire l'intervenuta convivenza triennale, preclusiva del riconoscimento della sentenza canonica di nullità.

La Cassazione, con la Ordinanza n. 20864 del 21/07/2021, è intervenuta sulla delicata questione relativa la nullità dei matrimoni.

Le sentenze ecclesiastiche di declaratoria di nullità di un matrimonio concordatario possono essere rese esecutive nella Repubblica italiana solo instaurando uno speciale procedimento dinanzi alla Corte d’Appello territorialmente competente.

I presupposti ai fini della presentazione della domanda di delibazione sono: l’esistenza di due conformi decisioni giudiziali (di primo grado e del tribunale di seconda istanza) dichiarative della nullità del matrimonio e il rilascio da parte del Supremo tribunale della Segnatura apostolica dell’exequatur (decreto di esecutività attestante la esecutività, secondo il diritto canonico, della sentenza ecclesiastica di nullità).

Ottenuto l’exequatur, il giudizio di deliberazione segue il rito camerale se la domanda è congiunta; se, invece, la domanda è presentata da un solo coniuge, il giudizio viene introdotto con citazione, da notificarsi all’altro coniuge e si segue il rito ordinario. La Corte d’Appello compirà, poi, tutti gli accertamenti del caso e verificherà che ricorrano le condizioni per rendere esecutiva nell’ordinamento italiano la sentenza ecclesiastica.

I problemi, però, sorgono soprattutto in quest’ultimo caso e, di recente, la Suprema Corte di Cassazione è intervenuta sul relativo tema, precisando che non assume rilievo l’intervenuto differimento dell’udienza di comparizione delle parti, disposto ai sensi dell’art. 168-bis, comma 4, c.p.c., perché non opera, in tal caso, la disciplina dettata dall’art. 166 c.p.c. per l’ipotesi di cui al comma 5 dell’art. 168-bis, che è norma avente carattere eccezionale, pertanto non suscettibile di applicazione analogica.

I Giudici di Piazza Cavour, con la Ordinanza n. 20864 del 21/07/2021, pertanto, hanno così enunciato il seguente principio di diritto: In tema di matrimonio concordatario, la proposizione della domanda di nullità del matrimonio davanti al tribunale ecclesiastico da parte di un coniuge non esclude la possibilità per quest'ultimo di eccepire, nel giudizio di delibazione introdotto dall'altro, l'intervenuta convivenza triennale, preclusiva del riconoscimento della sentenza canonica di nullità, poiché i due processi si collocano su piani diversi e non è possibile desumere dal solo fatto che la parte abbia introdotto il giudizio di nullità del matrimonio concordatario la volontà di ottenere anche la produzione di effetti giuridici nell'ordinamento italiano della relativa sentenza”.

Alla luce di tale pronunzia emerge, ergo, che in tema di giudizio di delibazione della sentenza ecclesiastica di nullità matrimoniale, proposto da uno solo dei coniugi, non è preclusa la possibilità di eccepire l'intervenuta convivenza triennale, preclusiva del riconoscimento della sentenza canonica di nullità in quanto i due giudizi (quello di nullità del matrimonio davanti al tribunale ecclesiastico e quello di delibazione) sono due processi si collocano su piani diversi.

Letto 86 volte Ultima modifica il Mercoledì, 18 Maggio 2022 15:32

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