Martedì, 13 Ottobre 2020 09:05

La locazione e la buona fede contrattuale

Scritto da Avv. Giulio Costanzo
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Contratto Contratto

La Suprema Corte di Cassazione, con Sentenza n. 14240 del 08/07/2020, ha statuito che il rispetto del principio di buona fede contrattaule impone che il locatore, contestualmente o anche successivamente all'atto di tolleranza, manifesti la sua volontà di avvalersi della clausola risolutiva espressa in caso di ulteriore protrazione dell'inadempimento del conduttore.

La S.C., con Sentenza n. 14240 del 08/07/2020, è tornata sul delicato istituto della locazione.

La locazione, ai sensi dell’art. 1571 c.c., è il contratto col quale una parte si obbliga a far godere all’altra una cosa mobile o immobile per un dato tempo, verso un determinato corrispettivo.

Il contratto di locazione presenta una duplice faccia: da un lato, contratto “consensuale” in quanto l’iter di perfezionamento è del tutto concluso già al momento del valido scambio del consenso e del conseguente raggiungimento dell’accordo, senza necessità di una consegna materiale della cosa; dall’altro, contratto “a effetti obbligatori”, poiché da esso non deriva l’acquisizione in capo al destinatario di alcun diritto reale sul bene, bensì semplicemente il diritto di godere e di usare quel bene per un tempo determinato e solo per l’uso consentito e specificato nel contratto medesimo.

Le principali diatribe in materia di locazione concernono i rapporti tra locatore e conduttore.

Gli Ermellini, di recente, sono tornati sul corrispondente tema, decidendo su di un caso ove il locatore, non aveva subito esercitato la clausola risolutiva nel contratto, nonostante l’inadempimento del conduttore che si protaeva già da tempo.

Sentenza n. 14240 del 08/07/2020

I Giudici di Piazza Cavour, con Sentenza n. 14240 del 08/07/2020, hanno così enucleato il seguente principio di diritto: La valutazione sull'esistenza, o meno, di una prassi di tolleranza del ritardo nel pagamento dei canoni locativi costituisce un apprezzamento di fatto rimesso al giudice di merito e non sindacabile in sede di legittimità ed il mancato esercizio, da parte del locatore, del potere potestativo di ottenere la risoluzione del contratto per l'inadempimento del locatario, in virtù della previsione di una clausola risolutiva espressa, è l'effetto conformante della buona fede nella fase esecutiva del detto contratto; pertanto, il rispetto di tale principio impone che lo stesso locatore, contestualmente o anche successivamente all'atto di tolleranza, manifesti la sua volontà di avvalersi della menzionata clausola risolutiva espressa in caso di ulteriore protrazione dell'inadempimento e comunque per il futuro.

Alla luce di tale pronunzia emerge, ergo, che il rispetto del principio di buona fede contrattuale impone che il locatore, contestualmente o anche successivamente all'atto di tolleranza, manifesti la sua volontà di avvalersi della clausola risolutiva espressa in caso di ulteriore protrazione dell'inadempimento del conduttore.

Letto 33 volte Ultima modifica il Martedì, 13 Ottobre 2020 09:20

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