Venerdì, 16 Ottobre 2020 09:14

Concorrenza sleale per dumping interno

Scritto da Avv. Giulio Costanzo
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La Suprema Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 2980 del 07/02/2020, ha statuito che integra concorrenza sleale ex art. 2598, comma 1, n. 3), c.c. la vendita sottoscosto o comunque a prezzi non immediatamente remunerativi.

La S.C., con l’Ordinanza n. 2980 del 07/02/2020, è tornata sulla peculiare figura della concorrenza sleale, in particolare sulla figura del dumping.

La concorrenza sleale consiste nel compimento di una serie di atti che provocano un danno ingiusto ad un’azienda oppure un errore di giudizio del consumatore, traendolo in inganno. Essa è disciplinata dall’art. 2598 c.c. e si distingue in:

  1. atti di confusione: uso di nomi o segni distintivi idonei a produrre confusione con i nomi o con i segni distintivi legittimamente usati da altri, o atti di imitazione servile di prodotti di un concorrente, o atti idonei a creare confusione con i prodotti e con l'attività di un concorrente;

  2. atti di denigrazione e di vanteria: gli atti denigratori sono volti a screditare e calunniare un’azienda concorrente;

  3. atti contrari alla correttezza professionale: dumping, storno di dipendenti, violazione del patto di non concorrenza, spionaggio industriale, tacere un conflitto di interessi.

Per quanto concerne quest’ultima categoria, il dumping consiste in una discriminazione di prezzo tra mercato nazionale e mercati esteri. Si parla di tale fattispecie quando un’impresa vende su un mercato estero a un prezzo inferiore rispetto a quello fissato normalmente sul mercato domestico, tenuto ovviamente conto delle differenze che vi possono essere, per es., nel costo delle reti di vendita, di trasporto etc. Molti esperti ritengono queste strategie anticompetitive, anche se non mancano dottrine contrarie.

Ordinanza n. 2980 del 07/02/2020

I Giudici di Piazza Cavour, con l’Ordinanza n. 2980 del 07/02/2020, di recente sono tornati sul corrispondente tema, enucleando il seguente principio di diritto: “La vendita sottoscosto o comunque a prezzi non immediatamente remunerativi, è contraria ai doveri di correttezza ex art. 2598, comma 1, n. 3), c.c. solo se si connota come "illecito antitrust", in quanto posta in essere da un'impresa in posizione dominante e praticata con finalità predatorie di soppressione della concorrenza, traducendosi così in un danno per i consumatori ed il mercato, realizzandosi in tale ipotesi l'illecito concorrenziale da "dumping" interno”.

Alla luce di tale pronunzia emerge, ergo, che integra concorrenza sleale per dumping interno la vendita sottocosto o comunque a prezzi non immediatamente remunerativi, solo se si connota come "illecito antitrust".

Letto 23 volte Ultima modifica il Venerdì, 16 Ottobre 2020 09:28

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