Venerdì, 21 Giugno 2019 16:05

Condanna al pagamento delle spese e valore della causa

Scritto da Avv. Giulio Costanzo
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La Cassazione stabilisce i criteri per la determinazione del valore della causa ai fini della condanna alle spese                                      

Determinazione del valore della causa: decisum o petitum?

Uno dei quesiti più frequenti riguarda i criteri da seguire per la determinazione del valore della causa.

La costante giurisprudenza ha più volte espresso il principio secondo cui la determinazione del valore della causa deve essere effettuata con riferimento all’importo richiesto effettivamente da chi introduce il giudizio.

Su tale argomento, è nuovamente intervenuta la Suprema Corte con la recente ordinanza n. 15857 del 12 giugno 2019

Il caso trattato riguardava un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, la cui domanda veniva parzialmente accolta dal Tribunale, con contestuale riduzione dell’importo dovuto.

Proposto gravame avverso detta sentenza, la Corte di Appello statuiva che nessuna somma fosse dovuta dal debitore ingiunto e revocava l’intero decreto ingiuntivo, provvedendo altresì sulle spese del doppio grado e liquidando € 4.000 più accessori per il primo grado, ed € 3.500 più accessori per il secondo grado.

Avverso detta sentenza di appello, veniva proposto ricorso in Cassazione da parte del debitore ingiunto, relativamente al capo attinente alla condanna alle spese processuali.

Il ricorrente, invero, lamentava che i Giudici di secondo grado avevano liquidato le spese, sia del primo che del secondo grado di giudizio, in misura inferiore al minimo tabellare.

La Suprema Corte ha accolto il ricorso limitatamente alla liquidazione delle spese del primo grado di giudizio.

Sul punto, gli Ermellini hanno ribadito il principio secondo il quale, nell’ipotesi in cui la sentenza di primo grado venga riformata in appello, il giudice di secondo grado deve di norma provvedere d'ufficio alla liquidazione delle spese anche del primo grado, dal momento che la relativa statuizione resta travolta dalla riforma della sentenza impugnata, ai sensi dell'art. 336 c.p.c., e tale liquidazione deve avvenire in base all'esito complessivo della lite.

Ciò vuol dire che il Giudice, ai fini dell'applicazione del criterio della soccombenza (art. 91 c.p.c.), deve prendere in considerazione non già l'esito del singolo grado di giudizio, ma la decisione alla quale è giunto il giudice all'esito dell'appello, rispetto alla originaria domanda formulata dall'attore.

Pertanto, sulla base del criterio del disputatum, i principi da seguire sono i seguenti: se la domanda di primo grado viene accolta, il valore della causa ai fini della liquidazione delle spese deve essere pari alla somma attribuita dal giudice.

A contrario, qualora la domanda di primo grado venga rigettata, ai fini della liquidazione delle spese di lite, il valore della causa deve essere determinato in base al petitum e non già in base al decisum secondo quanto stabilito dall'art. 5, comma primo, quarto periodo, del d.m. 10.3.2014 n. 55.

Non altrettanto può dirsi per il grado di appello.

Difatti, nel secondo grado di giudizio, il valore della causa è pari alla sola somma che ha formato oggetto di impugnazione e, quindi, a quella sola parte del credito ancora oggetto di contestazione.

Su tali premesse, quindi, il principio di diritto enunciato dalla Suprema Corte è il seguente: in applicazione del criterio del disputatum, il valore della causa è pari: per il primo grado, alla somma domandata con l'atto introduttivo se la domanda viene rigettata, ed a quella accordata dal giudice, se viene accolta; per l'appello, alla sola somma che ha formato oggetto di impugnazione.

Letto 870 volte Ultima modifica il Venerdì, 21 Giugno 2019 16:18

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