Lunedì, 04 Novembre 2019 09:04

Pignoramento immobiliare e comunione legale tra coniugi

Scritto da Avv. Giulio Costanzo
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Il Tribunale di Viterbo interviene in materia di pignoramento immobiliare di un bene immobile in comunione dei beni tra coniugi

Rapporti tra pignoramento immobiliare e comunione legale tra coniugi

Uno dei casi più frequenti in materia di espropriazione immobiliare è quello relativo al creditore che intende rivalersi su un bene che risulta in comproprietà tra il proprio debitore ed altri soggetti estranei al loro rapporto di credito/debito.

Cosa avviene in tale ipotesi? Come noto, ciascun proprietario risponde con il proprio patrimonio per i debiti contratti personalmente e, in caso di comunione con altri soggetti, risponde con la relativa quota a lui spettante. In altre parole, nell’ipotesi di comunione ordinaria, il singolo comproprietario risponde nei limiti della propria quota, stabilita per legge o in base ad accordo con gli altri comproprietari.

Cosa avviene, invece, nel caso in cui si tratti di comunione legale tra coniugi? Quali sono i poteri riconosciuti al creditore particolare di uno dei due?

Su tale questione, è intervenuto di recente il Tribunale di Viterbo con la sentenza del 10 ottobre 2019.

Il caso di specie riguardava un’espropriazione immobiliare intrapresa dal creditore particolare di uno dei coniugi ed avente ad oggetto un immobile acquistato da entrambi in regime di comunione legale.

Detto creditore, riportandosi ai criteri applicabili alla comunione ordinaria, sottoponeva ad espropriazione forzata solo la quota di pertinenza del coniuge debitore, valutata nella misura del 50%.

È proprio su tale questione che il Tribunale, in persona del Giudice dell’esecuzione, ha evidenziato l’errore in cui era incorso il creditore procedente, ovvero quello di porre sul medesimo piano la comunione legale tra coniugi e la comunione ordinaria.

Ed infatti, richiamando la pronuncia della Corte Costituzionale n. 311 del 17/03/1988, il Tribunale ha precisato che la comunione legale tra i coniugi, a differenza di quella ordinaria, è una comunione “senza quote”, in quanto ciascun coniuge non è titolare di una quota particolare, ma entrambi sono contitolari di un diritto avente ad oggetto i beni inclusi nella comunione.

In altre parole, i due coniugi, quali partecipanti alla comunione legale, sono contitolari del bene comune nella loro interezza, senza potersi ritenere titolari di una specifica quota di comproprietà su di essi, come invece avviene nella comunione “ordinaria”.

Pertanto, il singolo coniuge non può essere considerato titolare del 50% dei beni comuni e, in particolare, dei beni che siano sottoposti a pignoramento dal creditore particolare dell’altro coniuge.

Ciò comporta, quindi, che l'azione espropriativa intrapresa dal creditore personale di uno dei coniugi, deve avere ad oggetto il bene nella sua interezza.

Ovviamente il creditore procedente, all’esito della vendita all’incanto, deve comunque riconoscere al coniuge non debitore la sua metà di proprietà, che non potrà avvenire in natura (in quanto il bene è stato ceduto a terzi per intero), ma dovrà risultare in denaro, ovvero con la corresponsione, in suo favore, della metà del ricavato della vendita del bene.

In tal senso, si era già espressa la Suprema Corte con la sentenza n. 6230/2016.

Per tale motivo, il Tribunale di Viterbo, con la sentenza in esame, ha dichiarato l’improcedibilità (e quindi l'estinzione) dell'esecuzione, in quanto era stata promossa solo sulla quota del 50% del bene immobile in comunione legale e non sull'intero. Inoltre, anche la trascrizione dell’atto di pignoramento era stata eseguita solo nei confronti del coniuge debitore e non già verso entrambi i coniugi.

Letto 42 volte Ultima modifica il Lunedì, 04 Novembre 2019 09:14

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