La ratio di tale istituto sta nel fatto che l’ordinamento non consente che i terzi rimangano in una situazione permanente di incertezza sulla volontà del titolare di esercitare o meno il proprio diritto, indi per cui, spirato un determinato termine senza che il titolare lo abbia esercitato, ricollega a questa condotta la perdita del diritto per una presunzione assoluta di rinuncia allo stesso.
Gli elementi della prescrizione sono:
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disponibilità del diritto;
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termine di decorrenza;
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tempo.
Sono imprescrittibili i diritti indisponibili quali i diritti della personalità e il diritto di proprietà (che non si perde per inattività del titolare, ma solo per acquisto del diritto da parte del terzo).
Il termine di prescrizione, tuttavia, può essere sospeso o interrotto.
Si ha sospensione del termine per cause che non consentono temporaneamente l’esercizio del diritto, quali l’età minore o la interdizione per infermità di mente per chi sia privo di rappresentante legale e per i sei mesi successivi alla fine della causa di incapacità o alla nomina del rappresentante; ovvero per il periodo in cui il diritto debba esercitarsi nei confronti di persone con le quali intercorrano particolari rapporti, che ne rendano difficile o non conveniente l’esercizio.
Si ha interruzione della prescrizione per notificazione dell'atto con il quale si inizia un giudizio, sia questo di cognizione (artt. 163 e 638 c.p.c.) ovvero conservativo (art. 670 c.p.c.) o esecutivo (artt. 474, 491 c.p.c.), o per domanda proposta nel corso di un giudizio o, anche, se il giudice adito è incompetente.
La prescrizione è, inoltre, interrotta da ogni altro atto che valga a costituire in mora il debitore (1219 c.p.c.) e dall'atto notificato con il quale una parte, in presenza di compromesso o clausola compromissoria, dichiara la propria intenzione di promuovere il procedimento arbitrale, propone la domanda e procede, per quanto le spetta, alla nomina degli arbitri.
Gli Ermellini, al riguardo, sono tornati sul corrispondente tema, cassando la sentenza impugnata, la quale, affermando che i danneggiati avrebbero potuto immediatamente percepire con la normale diligenza i difetti delle opere idrauliche e il nesso di causalità con i danni subiti, aveva fatto coincidere il "dies a quo" del termine di prescrizione con l'evento alluvionale, durato tre giorni.
I Giudici di Piazza Cavour, in composizione unitaria, con Ordinanza n. 4115 del 09/02/2022, hanno così enucleato il seguente principio di diritto: “Il termine di prescrizione del diritto al risarcimento preteso, nei confronti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dai soggetti danneggiati dall'esondazione di un fiume decorre dal giorno in cui gli stessi hanno avuto la conoscenza (o la conoscibilità) tecnico-scientifica dell'incidenza causale delle carenze di progettazione e di manutenzione delle opere idrauliche; incorre, pertanto, in un errore di sussunzione (e, dunque, nella falsa applicazione dell'art. 2935 c.c.) il giudice di merito che, ai fini della determinazione della decorrenza del termine di prescrizione, ometta del tutto l'indicazione dei fatti sintomatici da cui i danneggiati avrebbero potuto immediatamente percepire, con la normale diligenza, i difetti delle opere idrauliche e il nesso di causalità con i danni subiti”.
Alla luce di tale pronunzia emerge, ergo, che, in caso di danni provocati dall'esondazione di un fiume, la prescrizione al diritto del risarcimento del danno decorre dal giorno in cui i danneggiati hanno avuto la conoscenza (o la conoscibilità) tecnico-scientifica dell'incidenza causale delle carenze di progettazione e di manutenzione delle opere idrauliche e non dalla mera percezione dell’episodio meteorologico.