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Martedì, 03 Febbraio 2026 09:29

Azione di regresso e condanna solidale

La Suprema Corte di Cassazione, con Ordinanza n. 27404 del 14/10/2025, ha statuito che in caso di condanna solidale della struttura sanitaria pubblica e del medico al risarcimento dei danni patiti dal paziente, l'azione con la quale la prima, avendo adempiuto al pagamento integrale del debito solidale, invoca la condanna del secondo al versamento della parte di sua spettanza dev'essere qualificata come azione di regresso e rientra, pertanto, nella giurisdizione del giudice ordinario.

La S.C., con Ordinanza n. 27404 del 14/10/2025, ha trattato il delicato tema della condanna solidale della struttura sanitaria pubblica e del medico al risarcimento dei danni patiti dal paziente.

Spesso ci si chiede: tra ente ospedaliero e paziente che tipo di rapporto si instaura?

È pacifico che tra ente ospedaliero (pubblico o privato) e paziente si instaura un complesso rapporto obbligatorio, come confermato dalla stessa Suprema Corte di Cassazione con il seguente principio di diritto: “L'accettazione di un degente presso una struttura ospedaliera comporta l'assunzione di una prestazione strumentale e accessoria - rispetto a quella principale di somministrazione delle cure mediche, necessarie a fronteggiare la patologia del ricoverato - avente ad oggetto la salvaguardia della sua incolumità fisica e patrimoniale, quantomeno dalle forme più gravi di aggressione” (Cass. 18 settembre 2014, n. 19658).

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Lunedì, 15 Aprile 2024 11:17

Il danno arrecato dall'appaltatore a terzi

La Suprema Corte di Cassazione, con Ordinanza n. 4288 del 16/02/2024, ha statuito che in tema di contratto d'appalto, il danno arrecato dall'appaltatore a terzi derivante immediatamente ed esclusivamente dalle modalità con cui ha scelto di eseguire i lavori di restauro della cosa oggetto dell'appalto non è un danno arrecato "dalla" cosa, e come tale non legittima l'applicazione delle previsioni di cui all'art. 2051 c.c..

La Cassazione, con Ordinanza n. 4288 del 16/02/2024, è tornata su un tema evergreen, ossia l’appalto.

L’appalto, ai sensi dell’art. 1655 c.c., è il contratto mediante il quale un soggetto, detto appaltatore, si obbliga nei confronti di un altro soggetto, detto committente, a compiere un’opera specifica o un servizio dietro corrispettivo in denaro, con propria organizzazione di mezzi e con gestione a proprio rischio.

Le principali diatribe in materia concernono proprio i rapporti e il riparto della responsabilità tra appaltatore e committente.

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Lunedì, 22 Gennaio 2024 08:45

Quantificazione giudiziaria del danno

Il pregiudizio non patrimoniale conseguente a colpa medica va liquidato in modo unitario, ma tenendo conto di due diverse componenti, destinate ad assumere autonoma rilevanza nella quantificazione giudiziaria del danno: quella biologica/dinamico-relazionale (attinente alla lesione psico-fisica subita dal paziente e alla conseguente compromissione della sua dimensione esistenziale) e quella morale (collegata alla sofferenza soggettiva provocata dall’errore medico) (Cass. Civ., Sez. III, 10.11.2020, n. 25164).

La Cassazione giunge a questo approdo all’esito di una serie di interventi giurisprudenziali volti, da un lato, a ribadire l’autonomia del danno morale rispetto a quello biologico (Cass. Civ., n. 910/2018, Cass. Civ., n. 7513/2018 e Cass Civ. n. 28989/2019) e, dall’altro, a dettare rigorosi criteri di accesso alla c.d. “personalizzazione” del danno biologico/esistenziale (Cass. Civ., n. 27482/2018), per evitare qualunque forma di automatismo risarcitorio, anche collegato all’acritica applicazione dei parametri previsti dalle Tabelle del Tribunale di Milano.

Secondo la Cassazione, per accedere al risarcimento del danno, il paziente danneggiato è tenuto a dedurre e dimostrare in giudizio sia la lesione alla salute, con le eventuali ripercussioni sulla sua vita socio-relazionale, sia la sofferenza morale patita in conseguenza della malpractice medica.

La Suprema Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 19551 del 10/07/2023, ha statuito che il danno all'immagine e alla reputazione commerciale, non costituendo un mero danno-evento, e cioè "in re ipsa", deve essere oggetto di allegazione e di prova, anche tramite presunzioni semplici.

Il danno all'immagine è quel danno che lede la reputazione e l'identità personale di un individuo, ossia l'insieme degli attributi che identificano un determinato soggetto nel contesto sociale o professionale di riferimento.

Si tratta della lesione di un diritto fondamentale della persona, consistente nella rappresentazione che la collettività abbia su di un individuo, il cui fondamento giuridico si ricava dagli articoli 2 e 3 della Costituzione.

Il danno all'immagine genera, in capo a chi lo ha cagionato, una responsabilità avente natura aquiliana.

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La Suprema Corte di Cassazione, con la Ordinanza n. 29265 del 07/10/2022, ha statuito che, in tema di risarcimento danni da diffamazione a mezzo stampa, il giornalista ha l'obbligo di controllare l'attendibilità della fonte informativa, a meno che non provenga dall'autorità investigativa o giudiziaria, e di accertare la verità del fatto pubblicato, restando altrimenti responsabile dei danni derivati dal reato di diffamazione a mezzo stampa, salvo che non provi l'esimente di cui all'art. 59, ultimo comma c.p., ossia la sua buona fede.

La Cassazione, con la Ordinanza n. 29265 del 07/10/2022, è intervenuta sulla pungente questione relativa alla diffamazione a mezzo della stampa.

Sottile è il confine tra il diritto di cronaca e la diffamazione, spesso pure controverso.

Il diritto di cronaca trova il proprio fondamento nell’art. 21 Cost. che sancisce il diritto di manifestare il proprio pensiero.

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La Suprema Corte di Cassazione, con la Ordinanza n. 22352 del 05/08/2021, ha statuito che in tema di responsabilità per danni derivanti dall'urto tra un autoveicolo ed un animale, la presunzione di responsabilità oggettiva a carico del proprietario o dell'utilizzatore di quest'ultimo concorre con la presunzione di colpa a carico del conducente del veicolo, sicché, ove il danneggiato sia il conducente e non sia possibile accertare la sussistenza e la misura del rispettivo concorso il risarcimento va corrispondentemente diminuito per effetto non dell'art. 1227, comma 1, c.c., non occorrendo accertare in concreto il concorso causale del danneggiato, ma della presunzione di pari responsabilità di cui agli artt. 2052 e 2054 c.c..

La S.C., con la Ordinanza n. 22352 del 16550 del 23/05/2022, è tornata sull’art. 1227 c.c..

Ai sensi dell’art. 1227 c.c.: “Se il fatto colposo del creditore ha concorso a cagionare il danno, il risarcimento è diminuito secondo la gravità della colpa e l'entità delle conseguenze che ne sono derivate.
Il risarcimento non è dovuto per i danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando l'ordinaria diligenza”.

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Mercoledì, 27 Luglio 2022 08:45

Malattia professionale e ambiente non salubre

La Suprema Corte di Cassazione, con Ordinanza n. 19621 del 2022, in tema di malattia professionale, ha statuito che il danno morale derivante dall’aver lavorato in un ambiente non salubre deve essere risarcito e può essere provato anche mediante presunzioni.

La S.C., con Ordinanza n. 19621 del 2022, è tornata su una delicata questione: malattia professionale.

La malattia professionale è un evento dannoso al lavoratore che si manifesta in modo lento, graduale e progressivo, involontario e in occasione del lavoro, intesa come “qualsiasi stato morboso che possa essere posto in rapporto causale con lo svolgimento di una qualsiasi attività lavorativa” (definizione del Ministero del lavoro delle Politiche sociali).

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Le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione, con Ordinanza n. 4115 del 09/02/2022, hanno statuito che, in caso di danni provocati dall'esondazione di un fiume, la prescrizione al diritto del risarcimento del danno decorre dal giorno in cui i danneggiati hanno avuto la conoscenza (o la conoscibilità) tecnico-scientifica dell'incidenza causale delle carenze di progettazione e di manutenzione delle opere idrauliche e non dalla mera percezione dell’episodio meteorologico.

Le SS.UU. della S.C., con Ordinanza n. 4115 del 09/02/2022, sono tornate sul peculiare e controverso istituto della prescrizione.

La prescrizione è un mezzo con cui l’ordinamento giuridico opera l’estinzione dei diritti quando il titolare non li esercita entro il termine previsto dalla legge (art. 2934 c.c.).

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La Suprema Corte di Cassazione, con la Ordinanza n. 38215 del 03/12/2021, ha statuito che, in tema di risarcimento danni da diffamazione, il diritto di critica ha rango costituzionale al pari del diritto all'onore e alla reputazione, sul quale tuttavia prevale, scriminando l'illiceità dell'offesa, a condizione che siano rispettati i limiti della continenza verbale, della verità dei fatti attribuiti alla persona offesa e della sussistenza di un interesse pubblico alla conoscenza dei fatti oggetto della critica.

La Cassazione, con la Ordinanza n. 38215 del 03/12/2021, è intervenuta sulla pungente questione relativa alla diffamazione e ai rapporti con il diritto di cronaca.

Il diritto di cronaca trova il proprio fondamento nell’art. 21 Cost. che sancisce il diritto di manifestare il proprio pensiero.

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La Suprema Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 3130 del 09/02/2021, ha statuito che in tema di risarcimento del danno derivante da illegittima segnalazione alla Centrale dei Rischi della Banca d'Italia, il giudice, per stabilire se una banca abbia correttamente o meno comunicato l'inadempimento di una obbligazione del cliente, deve stabilire con valutazione "ex ante" se, al momento in cui il medesimo cliente ha rifiutato detto adempimento, i motivi del rifiuto apparissero oggettivamente non infondati e prospettati in buona fede, gravando l'onere della relativa prova su chi domanda il risarcimento.

 La Cassazione, con l’Ordinanza n. 3130 del 09/02/2021, è intervenuta sulla delicata questione concernente il danno patrimoniale derivante da indebita iscrizione alla CR.

La Centrale dei rischi (CR) è una banca dati, ossia un archivio di informazioni, sui debiti di famiglie e imprese verso il sistema bancario e finanziario, gestita dalla Banca d’Italia.

Sono registrati in CR i finanziamenti (mutui, prestiti personali, aperture di credito, ecc.) e le garanzie quando l’importo che il cliente deve restituire supera i 30.000 euro, la soglia di censimento.

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