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Venerdì, 05 Marzo 2021 16:12

Mediazione e clausole vessatorie

Scritto da Avv. Giulio Costanzo
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Clausola vessatoria Clausola vessatoria

La Suprema Corte di Cassazione, con Sentenza n. 19565 del 08/09/2020, ha statuito che si presume vessatoria la clausola che consenta al professionista di trattenere una somma di denaro versata dal consumatore, se quest’ultimo non conclude il contratto o recede dallo stesso, senza prevedere il diritto del consumatore di esigere dal primo il doppio della somma corrisposta ove sia egli a non concludere il contratto oppure a recedere.

La S.C., con Sentenza n. 19565 del 08/09/2020, è tornata sul controverso istituto della mediazione, in particolare, per quanto concerne le clausole vessatorie.

La mediazione è l’attività svolta da un terzo imparziale (appunto, il mediatore) e finalizzata ad assistere due o più soggetti nella ricerca di un accordo.

La espressa approvazione delle clausole vessatorie si integra unicamente quando le stesse siano oggetto di un’accettazione separata, specifica ed autonoma, distinta dalla sottoscrizione delle altre condizioni dell’accordo; il fine è quello di richiamare l’attenzione del contraente debole verso il significato di quella determinata e specifica clausola a lui sfavorevole, così che esso può reputarsi adempiuto soltanto quando la sottoscrizione avviene con le modalità idonee a garantire tale attenzione.

V’è da aggiungere, inoltre, che il richiamo in blocco di clausole del contratto e la sottoscrizione indeterminata di esse, sia pur sotto l’elencazione delle stesse sotto il numero d’ordine, non determina la validità ed efficacia, ai sensi dell’art. 1341 c. c., comma 2, di quelle onerose, non potendosi ritenere che in tal caso resti garantita l’attenzione del contraente debole verso la clausola a lui sfavorevole compresa fra le altre richiamate.

Nel caso di condizioni generali del contratto, infatti, l'obbligo della specifica approvazione per iscritto a norma dell'art.1341 c. c. della clausola vessatoria è rispettato anche nel caso di richiamo numerico a clausole, onerose e non, purché non cumulativo.

Dubbi erano sorti nel caso di clausola che consenta al professionista di trattenere una somma di denaro versata dal consumatore.

La Suprema Corte di Cassazione, di recente, è tornata sul corrispondente tema, ponendo fine al relativo dibattito giurisprudenziale.

Sentenza n. 19565 del 08/09/2020

I Giudici di Piazza Cavour, con Sentenza n. 19565 del 08/09/2020, hanno così enucleato il seguente principio di diritto: La clausola che attribuisca al mediatore il diritto alla provvigione anche in caso di recesso del venditore può presumersi vessatoria quando il compenso non trovi giustificazione nella prestazione svolta dal mediatore, essendo compito del giudice di merito valutare se una qualche attività sia stata posta in essere dal medesimo attraverso condotte propedeutiche e necessarie per la ricerca di soggetti interessati all’acquisto del bene. Si presume vessatoria la clausola che consenta al professionista di trattenere una somma di denaro versata dal consumatore, se quest’ultimo non conclude il contratto o recede dallo stesso, senza prevedere il diritto del consumatore di esigere dal primo il doppio della somma corrisposta ove sia egli a non concludere il contratto oppure a recedere.

Alla luce di tale pronunzia emerge, ergo, che si presume vessatoria la clausola che consenta al professionista di trattenere una somma di denaro versata dal consumatore, se quest’ultimo non conclude il contratto o recede dallo stesso, senza prevedere il diritto del consumatore di esigere dal primo il doppio della somma corrisposta ove sia egli a non concludere il contratto oppure a recedere.

Letto 269 volte Ultima modifica il Venerdì, 05 Marzo 2021 16:17

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