Lunedì, 04 Maggio 2020 14:36

Risarcimento del danno per indebita segnalazione alla Centrale Rischi della Banca d’Italia

Scritto da Avv. Giulio Costanzo
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Banca d'Italia Banca d'Italia Di Aleksandrasana - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=25979398

La Suprema Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 3133 del 10/02/2020, ha statuito che il danno patrimoniale derivante da indebita segnalazione alla Centrale Rischi della Banca d'Italia può essere provato dal danneggiato, ai fini del risarcimento, anche per presunzioni.

La Cassazione, con l’Ordinanza n. 3133 del 10/02/2020, è intervenuta sulla delicata questione concernente il danno patrimoniale derivante da indebita iscrizione alla CR.

La Centrale dei rischi (CR) è una banca dati, ossia un archivio di informazioni, sui debiti di famiglie e imprese verso il sistema bancario e finanziario, gestita dalla Banca d’Italia.

Sono registrati in CR i finanziamenti (mutui, prestiti personali, aperture di credito, ecc.) e le garanzie quando l’importo che il cliente deve restituire supera i 30.000 euro, la soglia di censimento.

Questa soglia si abbassa a euro 250 se il cliente ha gravi difficoltà nel pagare il suo debito, ossia è in sofferenza.

Banche, società finanziarie e altri intermediari che concedono finanziamenti e garanzie o ricevono garanzie (o acquistano da altri intermediari finanziamenti o garanzie già registrati) sono tenuti per legge a partecipare alla CR con l’invio di informazioni: essi vengono definiti “intermediari partecipanti alla CR”.

Per ciascun cliente, la CR raccoglie ogni mese informazioni da tutti gli intermediari partecipanti; una volta raccolte queste informazioni, la CR le “restituisce”, sempre ogni mese, agli intermediari partecipanti, in modo tale che essi siano a conoscenza dell’indebitamento complessivo dei loro clienti e della regolarità o meno dei loro pagamenti.

Gli obiettivi della Centrale Rischi sono:

a) migliorare il processo di valutazione del merito di credito della clientela;

b) innalzare la qualità del credito concesso dagli intermediari;

c) rafforzare la stabilità finanziaria del sistema creditizio.

Chi viene segnalato per situazioni debitorie non sanate passerà dalla semplice difficoltà nell’ottenere crediti da banche e intermediari (se gli sono imputati piccoli ritardi nel pagamento delle rate), alla totale negazione di ulteriore credito in situazioni più gravi di sofferenza e insolvenza.

La Suprema Corte di Cassazione, di recente, è intervenuta sul relativo tema decidendo su di un caso ove il ricorrente denunciava che la Corte territoriale non avesse tenuto conto del fatto che il danno non patrimoniale, da illecita segnalazione alla centrale rischi della Banca d’Italia, secondo un certo indirizzo giurisprudenziale, va considerato “in re ipsa” e che, comunque, sussiste una presunzione che l’avvenuta segnalazione provochi un pregiudizio ad alcuni diritti fondamentali dell’individuo, come la reputazione, l’onore, l’immagine sociale e professionale, di per sé risarcibile e da liquidarsi, poi, equitativamente. Riteneva, quanto al ristoro del danno patrimoniale, che si dovesse ritener consentito, anche in questo caso, il ricorso a presunzioni, soprattutto in relazione al danno da mancato guadagno e da perdita di chance.

I Giudici di Piazza Cavour, con l’Ordinanza n. 3133 del 10/02/2020, hanno così enunciato il seguente principio di diritto: Il danno patrimoniale derivante da indebita segnalazione alla Centrale Rischi della Banca d'Italia può essere provato dal danneggiato anche per presunzioni, potendo consistere, se imprenditore, nel peggioramento della sua affidabilità commerciale, essenziale pure per l’ottenimento e la conservazione dei finanziamenti, con lesione del diritto ad operare sul mercato secondo le regole della libera concorrenza, e, per qualsiasi altro soggetto, nella maggiore difficoltà nell’accesso al credito".

Alla luce di tale pronunzia emerge, ergo, che quanto al danno patrimoniale da segnalazione indebita, può essere oggetto anche di prova presuntiva (che, nel caso di un imprenditore, può investire “un peggioramento della sua affidabilità commerciale, essenziale anche per l’ottenimento e la conservazione dei finanziamenti, con lesione del diritto ad operare sul mercato secondo le regole della libera concorrenza), potendo consistere, per un qualsiasi altro soggetto, anche nella dimostrazione della maggiore difficoltà nell’accesso al credito.

Letto 405 volte Ultima modifica il Lunedì, 04 Maggio 2020 14:44

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