Venerdì, 28 Dicembre 2018 12:41

Perdita di capacità lavorativa del minore: va liquidato anche il coefficiente di minorazione

Scritto da Avv. Giulio Costanzo
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La Cassazione sancisce i criteri di risarcimento del danno derivante dalla perdita della capacità lavorativa del minore

La fattispecie portata all’attenzione dei Giudici di Piazza Cavour aveva ad oggetto il caso di un neonato che, pur essendo sano durante la gestazione, aveva sofferto una grave ipossia cerebrale a causa della ritardata esecuzione del parto cesareo, ascrivibile a colpa del medico di turno, il che aveva comportato l’insorgere di gravissimi postumi permanenti, consistiti in una tetraparesi.

I genitori del bambino convenivano innanzi il Tribunale sia l’azienda ospedaliera che i medici responsabili del fatto, ottenendone la condanna al risarcimento dei danni subiti.

La sentenza di primo grado veniva fatta oggetto di gravame e la Corte di Appello adita stabiliva che, pur sussistendo una condotta colposa del medico, essa era stata priva di efficienza causale nel determinismo del danno.

Riguardo poi alla liquidazione del danno effettuata dal Tribunale, i Giudici di secondo grado stabilivano che la stessa, riguardante i danni non patrimoniali e patrimoniali patiti dalla vittima primaria, fosse sostanzialmente corretta e che andasse escluso solo il pregiudizio patito dalla madre del neonato e consistito nella rinuncia al lavoro retribuito, per potersi occupare stabilmente del figlio.

Detta sentenza veniva sottoposta a ricorso in Cassazione, sia principale che incidentale.

Nelle more, tuttavia, la Corte, con ordinanza interlocutoria n. 15537 del 22.06.2017, rinviava alle Sezioni Unite i seguenti quesiti di diritto:
1. Se, in tema di risarcimento del danno, ai fini della liquidazione dei danni civili il giudice deve limitarsi a sottrarre dalla consistenza del patrimonio della vittima anteriore al sinistro quella del suo patrimonio residuato al sinistro stesso, senza far ricorso prima alla liquidazione e poi alla cd. compensatio lucri cum damno (istituto o principio non individuabile nell'ordinamento giuridico); e di conseguenza stabilire, quando l'evento causato dall'illecito costituisce il presupposto per l'attribuzione alla vittima, da parte di soggetti pubblici o privati, di benefici economici il cui risultato diretto o mediato sia attenuare il pregiudizio causato dall'illecito, se di essi il giudice deve tenere conto nella stima del danno, escludendone l'esistenza per la parte ristorata dall'intervento del terzo;

2. Se il risarcimento del danno patrimoniale patito dalla vittima di lesioni personali, e consistente nelle spese da sostenere per l'assistenza personale ed infermieristica, vada liquidato detraendo dal credito risarcitorio il valore capitalizzato della indennità di accompagnamento di cui alla L. 21 novembre 1988, n. 508, art. 1, oppure di cui alla L. 12 giugno 1984, n. 222, art. 5, comma 1.

Con sentenza del 22.05.2018 n. 12567, le Sezioni Unite, a composizione dei precedenti contrasti, stabilivano che dall'ammontare del danno subito da un neonato in fattispecie di colpa medica, e consistente nelle spese da sostenere vita natural durante per l'assistenza personale, deve sottrarsi il valore capitalizzato della indennità di accompagnamento che la vittima abbia comunque ottenuto dall'ente pubblico, in conseguenza di quel fatto, essendo tale indennità rivolta a fronteggiare ed a compensare direttamente il medesimo pregiudizio patrimoniale causato dall'illecito, consistente nella necessità di dover retribuire un collaboratore o assistente per le esigenze della vita quotidiana del minore reso disabile per negligenza al parto.

Tutto ciò premesso, quindi, la Corte, con sentenza n. 31235 del 4 dicembre 2018, ha stabilito che se la vittima del danno patrimoniale provocato da responsabilità medica è un bambino, al calcolo del risarcimento va applicato il coefficiente di minorazione per la capitalizzazione anticipata.

Il Giudice, infatti, deve considerare che il deficit fra il reddito atteso e quello ottenuto, verrà a realizzarsi solo quando il minore raggiungerà l’età lavorativa, e, quindi, il danno nel patrimonio del danneggiato si concretizzerà solo in quel momento.

Nella pronuncia in esame, invero, gli Ermellini hanno evidenziato che, al momento in cui viene compiuta la liquidazione dei danni patrimoniali futuri e permanenti, essi possono essere distinti in due categorie: i danni che sono già in corso al momento della liquidazione, e che continueranno a prodursi in futuro, e quelli che, al momento della sentenza, non si sono ancora attuati, in quanto inizieranno a prodursi solo dopo un certo periodo di tempo.

Tra questi ultimi, deve essere annoverato il danno da perdita della capacità di guadagno del minore. Esso, infatti, inizia a prodursi solo quando questi raggiunge l'età lavorativa e può anche essere determinato col sistema della capitalizzazione, ovvero moltiplicando l'importo annuo del reddito presumibilmente perduto dalla vittima, per un coefficiente di capitalizzazione.

Tuttavia, a norma dell’art. 1223 c.c., il Giudice, nella sua liquidazione, deve anche considerare che sta riconoscendo all’attualità una voce di danno che si verificherà solo in futuro, per cui dovrà tenere conto dello scarto temporale tra il momento della liquidazione ed il successivo momento in cui il danno inizierà a prodursi.

A tale scopo, quindi, il Giudice dovrà ridurre il risultato ottenuto dall'operazione di capitalizzazione, moltiplicandolo per un numero decimale inferiore ad uno detto "coefficiente di minorazione per capitalizzazione anticipata", che restituisce il valore attuale di un Euro pagabile solo tra un “tot” numero di anni.

Tornando al caso concreto, la Cassazione ha rilevato che i Giudici di secondo grado avevano violato il principio di corrispondenza tra danno e risarcimento sancito dal citato art. 1223 c.c., in quanto il neonato – minore, se fosse rimasto sano, avrebbe cominciato a produrre reddito solo molti anni dopo la nascita, e di tale circostanza si doveva debitamente tenere conto nella determinazione del danno, attraverso il suddetto coefficiente di minorazione.

Ciò posto, quindi, la Suprema Corte, nella sentenza in parola n. 31235/2018, cassando con rinvio la decisione di secondo grado, ha enunciato il seguente principio di diritto: la liquidazione del danno permanente da incapacità di lavoro, patito da un fanciullo, deve avvenire dapprima moltiplicando il reddito annuo, che si presume sarà perduto, per un coefficiente di capitalizzazione corrispondente alla presumibile età in cui il danneggiato avrebbe iniziato a produrre reddito; e poi riducendo il risultato così ottenuto attraverso la moltiplicazione di esso per un coefficiente di minorazione, corrispondente al numero di anni con cui la liquidazione viene anticipata, rispetto al momento di presumibile inizio, da parte della vittima, dell'attività lavorativa.

Letto 606 volte Ultima modifica il Venerdì, 28 Dicembre 2018 12:47

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