Sabato, 16 Febbraio 2019 09:03

Audizione del minore di anni 6: il Giudice può decidere anche senza

Scritto da Avv. Giulio Costanzo
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La Cassazione stabilisce che il Giudice può attribuire il cognome al minore di sei anni senza necessariamente procedere prima alla sua audizione

Attribuzione del cognome a minore di sei anni: la Cassazione attribuisce il potere al Giudice di non ascoltarlo preventivamente.

Sia la giurisprudenza di merito che quella di legittimità si sono più volte espresse in merito all’obbligo gravante sul Giudice di ascoltare i minori in tutti quei procedimenti che li vedono coinvolti. Secondo tale principio, invero, il giudice ha l’obbligo di sentire i minori in tutti i procedimenti che li concernono, al fine di raccoglierne le opinioni, le esigenze e le volontà.

La violazione di tale obbligo determina la nullità del relativo provvedimento, salvo che il giudice non motivi adeguatamente la propria scelta di non ascoltare il minore e, quindi, l’inutilità della sua audizione nel caso concreto.

Sull’argomento, occorre evidenziare che il principio dell’ascolto del minore ha trovato definitivamente ingresso nel nostro ordinamento mediante l’art. 315 bis, terzo comma, c.c., introdotto con la legge n. 219/2012, in virtù del quale il figlio minore che abbia compiuto i dodici anni, ha il diritto di essere ascoltato in tutte quelle controversie nelle quali egli resta comunque coinvolto e lo riguardano direttamente.

Tale diritto viene riconosciuto anche ai minori di età inferiore ai dodici anni, qualora abbiano capacità di discernimento.

A scopo meramente esemplificativo, va detto che esistono anche altre disposizioni normative che prevedono l’ascolto del minore, quali, ad esempio, l’art. 145, primo comma, c.c., oppure l’art. 316, terzo comma, c.c., ovvero ancora l’art. 262 c.c., il quale, in caso di attribuzione del cognome al minore nato fuori dal matrimonio, dispone, all’ultimo comma, che: nel caso di minore età del figlio, il giudice decide circa l'assunzione del cognome del genitore previo ascolto del figlio minore, che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento.

Inoltre, non si possono non richiamare, su tale medesimo argomento, anche altre disposizioni sovranazionali, quali la Convenzione di New York del 20/11/1989 sui diritti del fanciullo, nonché la Convenzione di Strasburgo del 25/01/1996 (Convenzione europea sull'esercizio dei diritti dei fanciulli).

In conformità a tale principio si è espressa anche la Suprema Corte a Sezioni Unite, stabilendo la necessarietà dell’audizione del minore del cui affidamento deve disporsi, salvo che tale ascolto possa essere in contrasto con i suoi interessi fondamentali e dovendosi motivare l’eventuale assenza di discernimento dei minori che possa giustificarne l’omesso ascolto.

Nella stessa sentenza, la Corte ha altresì evidenziato che l’audizione dei minori nelle procedure che li riguardano ed in ordine al loro affidamento ai genitori, è diventata obbligatoria con l’art. 6 della Convenzione di Strasburgo, per cui vi è l’obbligo di procedervi, sempre che, come detto, essa non possa arrecare danno al minore stesso (sentenza n. 22238 del 21/10/2009).

Ed invero, l'ascolto del minore di almeno dodici anni, e anche di età minore ove capace di discernimento, costituisce una modalità, tra le più rilevanti, di riconoscimento del suo diritto fondamentale ad essere informato e ad esprimere le proprie opinioni nei procedimenti che lo riguardano, nonché elemento di primaria importanza nella valutazione del suo interesse.

Deve precisarsi, tuttavia, che la necessarietà della preventiva audizione del minore non comporta alcun obbligo per il Giudicante di conformarsi alle indicazioni del minore stesso, dovendo essere tutelato solo l’interesse di quest’ultimo, per il quale, quindi, potrebbe anche essere conveniente discostarsi da dette indicazioni. In tal caso, però, il Giudice deve adeguatamente motivare la decisione assunta in contrasto con le dichiarazioni del minore.

Ciò posto in punto di diritto, va tuttavia evidenziata una recentissima pronuncia in materia della Corte di Cassazione (ordinanza n. 4246 del 13 febbraio 2019).

Si tratta del caso di una donna che ha adito il Tribunale affinchè fosse attribuito il cognome del padre naturale alla loro figlia minorenne, a seguito della dichiarazione giudiziale di paternità attribuita con sentenza passata in giudicato.

In primo grado la domanda è stata accolta e poi confermata in grado di appello, sicchè l’uomo ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando, tra gli altri motivi, anche la violazione dell'art. 262 c.c. e le Convenzioni di New York e di Strasburgo, atteso che la decisione dei Giudici era stata adottata senza preventiva audizione della minore.

La Suprema Corte, con l’ordinanza oggetto di esame, ha rigettato il ricorso dell’uomo.

Difatti, nella fattispecie, si trattava di una bambina di età inferiore ai sei anni e, pertanto, proprio in conseguenza della tenera età, doveva ritenersi che la stessa non fosse in grado di comprendere quali fossero le sue reali volontà e le sue esigenze in relazione alla materia trattata, per cui gli Ermellini hanno ritenuto ragionevole ed adeguata la motivazione del Giudice di merito che non aveva proceduto all’audizione della minore interessata.

Letto 294 volte Ultima modifica il Sabato, 16 Febbraio 2019 09:16

1 commento

  • Link al commento Giulio Costanzo Domenica, 17 Febbraio 2019 11:11 inviato da Giulio Costanzo

    L’audizione dei minori può essere importante e talvolta necessaria ma bisogna inutili esagerazioni, proprio per tutelarne gli interessi ed evitarne strumentalizzazioni.

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