Giovedì, 28 Gennaio 2021 10:20

Un Divorzio giudiziale, la difesa, il processo e la decisione del Collegio

Scritto da Avv. Giulio Costanzo
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Applicazione, strumenti e difese in merito ad un caso concreto di Divorzio giudiziale

Con ricorso giudiziale depositato presso il Tribunale di Torre Annunziata a mezzo del suo procuratore, la sig.ra G. M. chiedeva la Cessazione degli effetti civili del matrimonio.

Quest’ultimo durato all’incirca sette anni era terminato dieci anni prima con la pronuncia da parte dello stesso Tribunale di una Separazione giudiziale passata in giudicato, culminato in un accordo delle parti, nel quale i due coniugi avevano stabilito: 1) l’affidamento congiunto del figlio minorenne con collocazione principale presso la madre, 2) l’assegnazione della casa familiare alla signora che la abitava unitamente al figlio 3) un assegno di mantenimento di € 400,00 a favore della moglie ed € 600,00 per il figlio minore.

Nel ricorso del Divorzio, la signora lamentava pur senza allegazione di prove, l’assenza della figura paterna che aveva determinato con gli anni problematiche relazionali al figlio minore e chiedeva dunque in questa nuova sede una condanna nei confronti del resistente quantificata in € 200.000.00, per il danno arrecato.

Inoltre, la stessa richiedeva l’affidamento esclusivo, l’assegnazione dell’abitazione familiare e per l’aspetto economico, il riconoscimento in suo favore di un assegno di mantenimento mensile di € 800,00 e la determinazione di un assegno di mantenimento mensile per il figlio di € 1500,00.

Il resistente M.G. si recava presso lo studio del suo difensore per la regolare difesa.

Con la costituzione in udienza, non ci si opponeva alla pronuncia del divorzio ma anzi si chiedeva ed otteneva una sentenza parziale con la quale veniva dichiarata la cessazione degli effetti civili del matrimonio, confermate le condizioni di separazione, mai modificate prima. La causa veniva rinviata nel merito ed affidata al giudice istruttore per tutte le altre richieste.

In particolare, per il presunto comportamento pregiudizievole nei confronti del figlio, si portava a conoscenza del Giudice attraverso una serie di prove, che tale rapporto era stato continuamente compromesso dalla presenza ingombrante della madre, che aveva fortemente ostacolato negl’anni qualsiasi vicinanza padre-figlio che comunque vi era stata grazie alla estrema volontà paterna.

Purtroppo, a seguito della separazione pur essendo affidato congiuntamente ad entrambi i genitori, il piccolo restava ad abitare con la mamma, la quale nella fase iniziale della separazione aveva fatto prevalere il rancore e la ferita dalla fine di questo rapporto, creando una serie di difficoltà pratiche ed emotive che dovevano portare l’ex marito fuori dalla vita del loro ragazzo.

Nella realtà i fatti, sono avvenuti in un lasso di tempo molto ampio, e durante tutti questi anni l’odierno resistente ha cercato (seppur faticosamente, come detto in precedenza), di costruire un rapporto con il figlio, offrendo il suo sostegno non soltanto economico e materiale, commisurato alle possibilità economiche residue, ma cercando di trasmettergli quei valori morali, etici e comportamentali derivatigli dalla sua educazione.

Pertanto, il resistente richiedeva ed otteneva già all’udienza Presidenziale maggior tempo da condividere con il ragazzo, per permettere ad entrambi di stabilire un rapporto sano ed indipendente dalle intromissioni materne.

Il G.I., riteneva di ammettere esclusivamente audizione del minore e, dopo averlo sentito, non ammetteva alcun mezzo istruttorio richiesto ed articolato dalle parti e rinviava pertanto la causa per la decisione.

LA DECISIONE

L’On. Giudicante ha analizzato in primis, la richiesta della ricorrente dell’affido esclusivo del minore.

E così provvede “ In tema di affidamento del minore, deve appena evidenziarsi l’orientamento della Suprema Corte, cui questo Tribunale integralmente aderisce, secondo il quale, nel quadro della nuova disciplina......l’affidamento “condiviso” si pone non più ( come nel precedente sistema)come evenienza residuale, bensì come regola, rispetto alla quale costituisce, invece, eccezione la soluzione dell’affidamento esclusivo….Pertanto, perché possa derogarsi alla regola dell’affidamento condiviso, occorre che risulti, nei confronti di uno dei genitori, una sua condizione di manifesta carenza”

Dunque, analizzati i fatti di causa (che dimostrano la presenza del padre nella vita del ragazzo) udito il minore, specificato il principio secondo il quale “affidamento condiviso non implica necessariamente una permanenza di pari durata del minore presso ciascun genitore” il collegio ha ritenuto che nel caso di specie va confermato l’affidamento condiviso del minore, così come richiesto dalla difesa. Inoltre per l’assegno di mantenimento a carico del padre, l’organo giudicante ha ritenuto congruo aumentare tale importo da € 600,00 ad € 700,00 semplicemente tenuto conto del tempo trascorso dalla pronuncia della separazione, ignorando la richiesta spropositata della ricorrente di aumentare fino a 1500,00 € tale importo.

In risposta alla richiesta dell’assegno divorzile.

Per questa particolare richiesta la difesa del resistente portava all’attenzione dell’On. Giudicante la circostanza secondo la quale la sua ex moglie, già al momento della pronuncia della separazione era una donna indipendente economicamente, avendo omesso questo rilevante particolare al momento dell’udienza presidenziale.

Non solo, ma con il tempo la sua posizione lavorativa era migliorata soprattutto economicamente.

Inoltre si rappresentava che il matrimonio era durato appena sette anni e che dunque non vi era allegata alcuna prova a sostegno del fatto che la signora avesse fatto scelte di vita tali da pregiudicare la sua situazione economica.

Si sottolineava altresì che la richiesta esorbitante ed immotivata oltre che non provata, relativa al risarcimento di presunti danni ( € 200.000,00) aveva costituito un elemento insormontabile anche ai fini di una eventuale definizione bonaria che avrebbe mutato il divorzio da giudiziale a consensuale e, pertanto si chiedeva al G.I. la condanna per lite temeraria relativamente a tale punto.

Sposando in toto la ricostruzione dei fatti della difesa, aderendo alla recente pronuncia delle Sezioni Unite della Cassazione n. 18287/2018, ma soprattutto valutando la natura perequativa-compensativa dell’assegno divorzile, il Collegio decideva di non riconoscere alcun assegno divorzile alla signora, e di non riconoscerLe alcun risarcimento in merito al presento danno provocato al minore dal padre. Si concludeva per la compensazione delle spese processuali (Tribunale di Nola sentenza n°1882/2020 .

 

Letto 1672 volte Ultima modifica il Giovedì, 28 Gennaio 2021 12:35

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