Lunedì, 28 Ottobre 2019 08:21

L’ex marito che dispone dei suoi beni in favore della nuova moglie pregiudica i diritti derivanti dall’assegno di mantenimento

Scritto da Avv. Giulio Costanzo
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Assegno di mantenimento Assegno di mantenimento

La Cassazione interviene in materia di mancato versamento dell’assegno di mantenimento ed azione revocatoria. Mancato versamento dell’assegno di mantenimento ed azione revocatoria.

Come noto, a norma dell’ art. 2740 c.c. il debitore risponde dell’adempimento delle proprie obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri”.

Ebbene, al fine di preservare l’integrità della garanzia patrimoniale del debitore da eventuali azioni che possano pregiudicarla, vengono riconosciuti al creditore alcuni strumenti, detti mezzi di conservazione della garanzia patrimoniale, che consentono a quest’ultimo di surrogarsi al debitore  inerte (azione surrogatoria ex art.2900 c.c.), di far dichiarare inefficaci nei suoi confronti gli atti dispositivi compiuti dal debitore (azione revocatoria ex art. 2901 s.s. c.c.), nonché di richiedere al giudice l’adozione di una misura preventiva e cautelare (sequestro conservativo ex art. 2905 s.s. c.c.; art.671 s.s. c.p.c.).

In particolare, l’ art. 2901 c.c. dispone che “Il creditore, anche se il credito è soggetto a condizione o a termine, può domandare che siano dichiarati inefficaci nei suoi confronti gli atti di disposizione del patrimonio con i quali il debitore rechi pregiudizio alle sue ragioni, quando concorrono le seguenti condizioni:

1) che il debitore conoscesse il pregiudizio che l’atto arrecava alle ragioni del creditore o, trattandosi di atto anteriore al sorgere del credito, l’atto fosse dolosamente preordinato al fine di pregiudicarne il soddisfacimento;

2) che, inoltre, trattandosi di atto a titolo oneroso, il terzo fosse consapevole del pregiudizio e, nel caso di atto anteriore al sorgere del credito, fosse partecipe della dolosa preordinazione.

Agli effetti della presente norma, le prestazioni di garanzia, anche per debiti altrui, sono considerate atti a titolo oneroso, quando sono contestuali al credito garantito.

Non è soggetto a revoca l’adempimento di un debito scaduto. L’inefficacia dell’atto non pregiudica i diritti acquistati a titolo oneroso dai terzi di buona fede, salvi gli effetti della trascrizione della domanda di revocazione”.

Pertanto, alla luce delle disposizioni normative sopra richiamate, il creditore che intenda esercitare l’azione revocatoria ha l’obbligo di dimostrare la sussistenza delle seguenti condizioni:

  1. Il diritto di credito verso il debitore
  2. Un atto dispositivo del debitore
  3. L’eventus damni ossia Il pregiudizio arrecato dall’atto alle ragioni del creditore
  4. Il consilium fraudis ossia la conoscenza che il debitore aveva di detto pregiudizio
  5. La scientia damni o scientia fraudis ossia la consapevolezza del pregiudizio o partecipazione alla dolosa preordinazione da parte del terzo acquirente nel caso di atti a titolo oneroso. 

Ciò posto in linea di principio, ci si chiede: i suddetti principi possono essere trasfusi anche nell’ambito della separazione tra coniugi?

La risposta sembra essere positiva.

Ecco il caso: la prima moglie proponeva azione revocatoria in relazione a tre atti di disposizione compiuti dall’ex marito in favore della seconda moglie, sostenendo che essi fossero stati compiuti in pregiudizio della possibilità di percepire la regolare corresponsione dell'assegno di mantenimento riconosciuto in sede di divorzio.

Detta domanda veniva accolta sia in primo che in secondo grado.

Avverso la sentenza della Corte di Appello, la seconda moglie proponeva ricorso in Cassazione, per il quale, riscontrate le condizioni per la trattazione ai sensi dell'art. 380-bis c.p.c., nel testo modificato dal d.l. n. 168 del 2016, convertito, con modificazioni, dalla I. n. 197 del 2016, veniva formulata dal Relatore designato proposta di definizione del ricorso, con declaratoria di manifesta infondatezza dello stesso.

Ordinanza n. 24165 del 27 settembre 2019

Gli Ermellini, invero, con l’ordinanza n. 24165 del 27 settembre 2019, nell’esaminare i motivi di ricorso, hanno rilevato che, come accertato nei precedenti gradi di giudizio, l’ex marito aveva per lungo tempo omesso di pagare l'assegno di mantenimento alla prima moglie, tant'è che quest’ultima aveva dovuto procedere nei confronti dell’ex marito nelle forme del pignoramento presso terzi e, nel contempo, aveva agito con l'azione revocatoria.

La Corte, inoltre, ha anche evidenziato che, a sostegno dell’azione revocatoria, la circostanza che la prima moglie, nel corso del pignoramento presso terzi, avesse rinvenuto un cespite da pignorare e sul quale eventualmente soddisfare il proprio credito, non costituiva circostanza idonea ad attestare la solidità della consistenza patrimoniale dell’ex marito.

In buona sostanza, la prima moglie aveva agito per reintegrare la garanzia patrimoniale alla quale aveva diritto in relazione al suo credito – attuale – alla corresponsione dell'assegno di divorzio, indebolita dalla donazione da parte dell'ex marito, in favore della seconda moglie, di una cospicua serie di beni immobili.

Pertanto, la Cassazione, con l’ordinanza in esame, ha sostanzialmente enunciato il principio di diritto secondo cui sussiste l’eventus damni se il marito pregiudica il credito dell’ex moglie all’assegno di mantenimento, con cospicue donazioni alla nuova moglie.

 

Letto 417 volte Ultima modifica il Lunedì, 28 Ottobre 2019 08:29

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