Lunedì, 06 Giugno 2022 12:50

Convivente "more uxorio" che abbia realizzato a sue spese opere sull'immobile di proprietà del partner: trovano applicazione gli artt. 2041 e 2042 c.c.

Scritto da Avv. Giulio Costanzo
Vota questo articolo
(4 Voti)

La Suprema Corte di Cassazione, con Ordinanza n. 5086 del 16/02/2022, ha statuito che vige arricchimento senza causa se il convivente "more uxorio" abbia realizzato a proprie spese opere sull'immobile di proprietà del partner, purché sostenute senza spirito di liberalità, in vista di un progetto di vita comune.

La S.C., con Ordinanza n. 5086 del 16/02/2022, è tornata sulla fattispecie dell’arricchimento senza causa.

Ai sensi dell’art. 2041 c.c. “Chi, senza una giusta causa, si è arricchito a danno di un'altra persona, è tenuto, nei limiti dell'arricchimento, a indennizzare quest'ultima della correlativa diminuzione patrimoniale.

Qualora l'arricchimento abbia per oggetto una cosa determinata colui che l'ha ricevuta è tenuto a restituirla in natura, se sussiste al tempo della domanda”.

L'azione di arricchimento ingiustificato è un’azione personale, esperibile, cioè, solo tra i soggetti che sono parte del rapporto che ha causato lo spostamento patrimoniale.

Ai sensi dell'articolo 2041 c.c., occorre che una parte si sia arricchita e conseguentemente, vi sia stato un depauperamento ai danni dell'altra.

L'impoverimento consiste nel danno patrimoniale arrecato al soggetto che agisce: tale danno può consistere nella perdita di un bene, nella mancata utilizzazione di esso o nella mancata remunerazione di una prestazione resa ad altri.

È, dunque, necessario che sussista il nesso di causalità tra l'arricchimento e il depauperamento.

Un ulteriore presupposto per l'esperibilità dell'azione è la mancanza di una giusta causa dell'attribuzione.

I Giudici di Piazza Cavour, di recente, sono tornati sul corrispondente tema, e con Ordinanza n. 5086 del 16/02/2022, hanno così confermato il seguente principio di diritto: “In favore del convivente "more uxorio" che abbia realizzato a sue spese opere sull'immobile di proprietà del partner e che, cessata la convivenza, pretenda di essere indennizzato per le spese sostenute ed il lavoro compiuto, trova applicazione non l'art. 936 c.c., che ha riguardo solo all'autore delle opere che non abbia con il proprietario del fondo alcun rapporto giuridico di natura reale o personale che gli attribuisca la facoltà di costruire sul suolo, bensì la disposizione di cui all'art. 2041 c.c. sull'arricchimento senza causa, purché si accerti, tenuto conto dell'entità delle opere in base alle condizioni personali e patrimoniali dei partners, che le spese erano state sostenute ed il lavoro era stato compiuto senza spirito di liberalità, in vista di un progetto di vita comune, e che, realizzando quelle opere, il convivente non aveva intenzione di adempiere ad alcuna obbligazione naturale”.

Alla luce di tale pronunzia emerge, ergo, che se il convivente "more uxorio" abbia realizzato a sue spese opere sull'immobile di proprietà del partner vige arricchimento senza causa ex artt. 2041 e 2042 c.c., purché le stesse siano state sostenute senza spirito di liberalità, in vista di un progetto di vita comune.

Letto 64 volte Ultima modifica il Lunedì, 06 Giugno 2022 13:02

Lascia un commento

Assicurati di aver digitato tutte le informazioni richieste, evidenziate da un asterisco (*). Non è consentito codice HTML.

Iscriviti alla nostra Newsletter

Iscriviti

Ultimi articoli