Martedì, 11 Dicembre 2018 15:22

Responsabilità del Condominio per danni da cose in custodia ex art. 2051 c.c.

Scritto da Avv. Giulio Costanzo
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Condominio Condominio

La Cassazione interviene in materia di responsabilità del Condominio per cose in custodia ex art. 2051 c.c.”

Una delle disposizioni normative più invocate allorquando un soggetto subisce un danno (sia fisico che materiale) è quella contenuta nell’art. 2051 c.c. secondo cui “Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito”.

Tale forma di responsabilità, invero, oltre ad avere carattere squisitamente “oggettivo”, non trova fondamento sulla presunzione di colpa, bensì sul mero rapporto di custodia. Essa, quindi, non trova fondamento in un comportamento o in un'attività riferibile al custode, ma su una relazione (di custodia), intercorrente tra quegli e la cosa dannosa. Solo il "fatto della cosa" è rilevante e non quindi il fatto dell'uomo.

È prevista, tuttavia, un’esimente, ovvero il cd. caso fortuito.

Difatti, l'obbligo del custode di segnalare il pericolo connesso all'uso della cosa si arresta di fronte ad un'ipotesi di utilizzazione impropria da parte del soggetto terzo, la cui pericolosità sia talmente evidente ed immediatamente apprezzabile da chiunque, tale da renderla del tutto imprevedibile, sicché l'imprudenza del danneggiato che abbia riportato un danno a seguito di siffatto uso improprio integra il caso fortuito per gli effetti di cui all'art. 2051 c.c.

Sull’argomento, si è espressa la Suprema Corte in molteplici occasioni, stabilendo che, con riferimento alle situazioni rientranti nell’ambito di cui all’art. 2051 c.c., è configurabile il caso fortuito in relazione a quelle provocate dagli stessi utenti, ovvero da una repentina e non specificamente prevedibile alterazione dello stato della cosa che, nonostante l’attività di controllo e la diligenza impiegata allo scopo di garantire un intervento tempestivo, non possa essere rimossa o segnalata, per difetto del tempo strettamente necessario a provvedere (Cassazione n. 3640 del 14/02/2013).

In particolare, sempre la Cassazione, con sentenza n. 3793 del 18/02/2014, ha statuito che la responsabilità ex art. 2051 c.c. è esclusa dal caso fortuito, che può consistere, sia in un’alterazione dello stato dei luoghi imprevista, imprevedibile e non tempestivamente eliminabile o segnalabile ai terzi nemmeno con l'uso dell'ordinaria diligenza, sia nella condotta della stessa vittima, consistita nell'omissione delle normali cautele esigibili in situazioni analoghe e che, attraverso l'impropria utilizzazione del bene, abbia determinato l'interruzione del nesso eziologico tra lo stesso bene in custodia ed il danno.

Il caso fortuito, quindi, quale evento caratterizzato dall’imprevedibilità e repentinità, idoneo ad escludere la responsabilità del custode ex art. 2051 c.c. può essere integrato dal fatto dello stesso danneggiato o di un terzo, in quanto, ove si dimostri che il danno sia stato determinato dalla condotta del danneggiato e/o da cause estrinseche ed estemporanee create da terzi, non conoscibili né eliminabili con immediatezza, neppure con la più diligente attività di manutenzione, il custode è liberato dalla responsabilità per cose in custodia (Cass. n. 15042 del 06/06/2008).

Detto orientamento è stato confermato di recente con ordinanza n. 31540 del 06/12/2018.

Il caso riguardava proprio i danni subiti da un condomino a seguito della caduta verificatasi su di una strada interna del parco.

La causa incardinata nei confronti del Condominio, veniva rigettata dal Tribunale, in quanto l’incidente si era verificato a causa della condotta del danneggiato, persona anziana, che si era incamminato da solo su una strada innevata e, per giunta, ripida, ravvisando in tale atteggiamento, il caso fortuito.

Il danneggiato, quindi, proponeva appello e la Corte adita emetteva ordinanza di inammissibilità del gravame, non avendo ragionevole probabilità di essere accolto.

La controversia veniva posta all’attenzione degli Ermellini, i quali, con l’ordinanza n. 31540 sopra richiamata, hanno confermato le precedenti decisioni, evidenziando che la condotta tenuta dal danneggiato doveva essere considerata fattore eccezionale ai fini della verificazione del sinistro, per cui aveva interrotto il nesso causale tra la cosa in custodia e la verificazione del danno lamentato.

La Cassazione, inoltre, ha rilevato che la sentenza impugnata aveva sostanzialmente ricalcato l’orientamento ormai consolidato secondo cui la volontaria e consapevole esposizione al pericolo da parte del danneggiato, quando esistano agevoli e valide alternative idonee a scongiurare l’eventualità di accadimenti dannosi, comporta l’interruzione del nesso di casualità tra quella situazione e l’evento pregiudizievole che avesse a verificarsi, posto che in tal caso è alla volontà dello stesso danneggiato ed alla sua decisione di correre un pericolo da lui conosciuto e facilmente evitabile che l’evento deve essere ricollegato in nesso eziologico (Cass. n. 11023/2018; Cass. n. 10938/2018).

Letto 667 volte Ultima modifica il Martedì, 11 Dicembre 2018 15:28

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