Giovedì, 19 Luglio 2018 06:49

La Cassazione a Sezioni Unite interviene in tema di assegno divorzile.

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Assegno divorzile e parametri di calcolo Assegno divorzile e parametri di calcolo

La Cassazione a Sezione Unite interviene nella delicata materia riguardante l’assegno divorzile ed i relativi parametri di calcolo

Annosa e contestata questione da sempre fonte di continue e defatigati polemiche tra coniugi che decidono di non condividere più la vita insieme, è quella relativa al cd. “assegno di divorzio” che uno dei due potrebbe essere condannato a riconoscere all’altro.

Sull’argomento si sono espressi più volte i Giudici della Suprema Corte, esprimendo alcuni orientamenti a dir poco altalenanti in ordine ai criteri da adottare ed ai parametri da seguire per effettuare il calcolo dell’importo dovuto.

Qualche giorno fa, si sono pronunciate sul punto le Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la sentenza n. 18287 del 11 luglio 2018, che mette la parole “fine” al caos creatosi in materia dopo la pubblicazione della sentenza Grilli (la n. 11504) che, ai fini del calcolo dell’assegno divorzile, aveva sostanzialmente abbandonato il criterio del tenore di vita.

Gli Ermellini, dopo un amplissimo ed approfondito excursus del quadro normativo vigente in materia unitamente agli orientamenti della giurisprudenza succedutisi nel tempo, ha messo a confronto le varie contrapposizioni che si sono formate su tale spinosissimo argomento.

All’esito di tale valutazione, le Sezioni Unite hanno enunciato un principio che sicuramente avrà le sue ripercussioni sui giudizi di tal guisa, stabilendo che i parametri per il calcolo dell'assegno di divorzio, così come previsto dall’art. 5 della legge 01/12/1970 n. 898, devono tenere conto non già del mero tenore di vita (come da principio ormai consolidato), ma, al contrario, di vari e diversi fattori, attraverso un’analisi “composita” che, sulla base di una valutazione comparativa delle rispettive condizioni economico-patrimoniali dei due coniugi, tenga conto e ponga nella giusta evidenza il contributo fornito dall'ex coniuge richiedente alla formazione del patrimonio comune e personale, in ragione della durata del matrimonio, delle potenzialità reddituali future e dell'età dell'avente diritto.

I Giudici hanno rilevato che: “l’ astrattezza del criterio del tenore di vita, anche solo potenzialmente, tenuto durante la relazione matrimoniale è stata temperata tanto in funzione della durata del rapporto, (Cass.7295 del 2013; 6164 del 2015), per cui la estrema limitatezza temporale della relazione coniugale può determinare l’azzeramento del diritto all’assegno, quanto in funzione della creazione di un nuovo nucleo relazionale, caratterizzato dalla convivenza e dalla condivisione della vita quotidiana (cd. famiglia di fatto), essendo tale circostanza ritenuta, (Cass. 6455 del 2015; 2466 del 2016) fattore definitivamente impeditivo del riconoscimento del diritto dell’assegno”.

Tuttavia, le SS.UU. hanno rimarcato i rilievi critici mossi nei confronti del parametro del tenore di vita goduto o fruibile nel corso della relazione coniugale. Dette critiche risultano giustificate dall’inadeguatezza ed inattualità del precedente orientamento, se parametrato alla mutata valorizzazione delle scelte personali e delle loro conseguenze sotto il profilo dell’autoresponsabilità, da valutarsi nel contesto costituzionale all’interno del quale tali scelte e la loro protezione giuridica si collocano. Difatti, ha evidenziato la Cassazione, i diritti inviolabili della persona sono vivificati nella nostra Costituzione dal principio di effettività che permea l’art. 3 della Costituzione.

Continuano gli Ermellini: Le rilevanti modificazioni sociali che hanno inciso sulla rappresentazione simbolica del legame matrimoniale e sulla disciplina giuridica dell’istituto, sia per l’attribuzione a ciascuno dei coniugi del diritto unilaterale di sciogliersi dal vincolo sia per la natura di scelta libera e responsabile che caratterizza la decisione di unirsi in matrimonio, hanno determinato l’esigenza di valutare criticamente il criterio attributivo dell’assegno cristallizzato nella sentenza delle S.U. n. 11490 del 1990, soprattutto in relazione al rischio di creare rendite di posizione disancorate dal contributo personale dell’ex coniuge richiedente alla formazione del patrimonio comune o dell’altro ex coniuge, ed a quello connesso della deresponsabilizzazione conseguente all’adozione di un criterio fondato solo sulla comparazione delle condizioni economico-patrimoniale delle parti. Rimangono fermi, tuttavia, i rilevi formulati alla soluzione radicalmente opposta proposta da Cass. 11504 del 2017”.

In buona sostanza, le Sezioni Unite hanno posto l’attenzione sul fatto che le scelte di vita dei due coniugi ed il loro apporto alla vita familiare costituiscono il risultato di decisioni concordate da entrambi i coniugi, libere e responsabili, che possono incidere anche profondamente sull’andamento economico-finanziario-patrimoniale di ciascuno di essi dopo la fine dell'unione matrimoniale.

Detto parametro, dunque, come specificato anche dalla Suprema Corte nella pronuncia in esame, si fonda sui principi costituzionali di pari dignità e di solidarietà che permeano l'unione matrimoniale anche dopo lo scioglimento del vincolo, comportando, pertanto, che, ai fini del riconoscimento e della quantificazione dell'assegno di divorzio, "si deve adottare un criterio composito che, alla luce della valutazione comparativa delle rispettive condizioni economico-patrimoniali, dia particolare rilievo al contributo fornito dall'ex coniuge richiedente alla formazione del patrimonio comune e personale, in relazione alla durata del matrimonio, alle potenzialità reddituali future ed all'età dell'avente diritto".

Su tali premesse, dunque, le SS.UU. hanno rinviato alla Corte di Appello enunciando il seguente principio: “Ai sensi dell’art. 5 c.6 della L. n. 898 del 1970, dopo le modifiche introdotte con la L. n. 74 del 1987, il riconoscimento dell’assegno di divorzio, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa, richiede l’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi o comunque dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, attraverso l’applicazione dei criteri di cui alla prima parte della norma i quali costituiscono il parametro di cui si deve tenere conto per la relativa attribuzione e determinazione, ed in particolare, alla luce della valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare e alla formazione del patrimonio comune e personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio e all’età dell’avente diritto”

Letto 1293 volte Ultima modifica il Giovedì, 19 Luglio 2018 07:00
Giulio Costanzo

Avv. Patrocinante Magistrature Superiori

1 commento

  • Link al commento prairty Giovedì, 08 Settembre 2022 00:58 inviato da prairty

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