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Venerdì, 05 Ottobre 2018 08:24

Nessuna pensione di reversibilità all'ex che ha ricevuto l'assegno divorzile in unica soluzione

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Per le Sezioni Unite il diritto alla pensione di reversibilità spetta in caso di titolarità attuale e di concreta ricezione dell'assegno divorzile al decesso dell'ex coniuge.

Le Sezioni Unite della Cassazione con la sentenza n. 22434/2018, hanno stabilito che al fine di ottenere la prestazione previdenziale occorre avere una titolarità attuale e la concreta fruizione dell'assegno divorzile e non una mera titolarità astratta del diritto che è stato in precedenza soddisfatto con la corresponsione in un'unica soluzione.

Il caso. La Corte territoriale di Messina, confermando la pronuncia di primo grado, negava il diritto di una signora a percepire una quota della pensione di reversibilità dell’ex coniuge, ritenendo ostativa la circostanza dell’avvenuto pagamento dell’assegno divorzile in un’unica soluzione. In particolare, la normativa di riferimento ovvero la disposizione di cui all'art. 9, comma 3, della legge n. 898/1970 (come sostituito dall'art. 13 della legge n. 74/1987), prevede che al coniuge nei confronti del quale sia stata pronunciata la sentenza di scioglimento del matrimonio o di cessazione dei suoi effetti civili e titolare dell'assegno di cui all'art. 5 della legge n. 898/1970, spetti il concorso sulla pensione di reversibilità, tenuto conto della durata del rapporto.

Secondo la Corte di appello, il requisito della titolarità dell'assegno previsto dalla legge doveva essere attuale e cioè al momento del sorgere del diritto alla pensione di reversibilità, doveva essere in atto una prestazione periodica in favore dell'ex coniuge.

Adita la Corte di Cassazione, l’ex coniuge contestava tale conclusione ritenendo che i giudici del merito avessero errato nell’assimilare la funzione dei due istituti. Nello specifico, la ricorrente, richiamando la sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione, n. 159 del 1998, riteneva che l’assegno divorzile aveva natura esclusivamente assistenziale, fondata sulla solidarietà post-coniugale e intesa a garantire mezzi adeguati all’ex coniuge al fine di consentirgli una tendenziale conservazione del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio. Invece, sempre secondo la ricorrente, il diritto dell’ex coniuge alla pensione di reversibilità aveva natura previdenziale e non costituiva la continuazione dell’assegno divorzile stante la sostanziale differenza tra i criteri di attribuzione e di determinazione. Sulla bese di tali assiomi la ricorrente concludeva nel ritenere che la corresponsione una tantum dell’assegno divorzile non intaccava il suo diritto alla reversibilità.

La decisione della Corte

Il contrasto di orientamenti esistente circa la natura giuridica del diritto alla pensione di reversibilità e l’interpretazione della norma (art. 9, comma 3, della legge n. 898/1970) che pone come presupposto per il diritto alla pensione di reversibilità la titolarità dell’assegno di cui all’art. 5, viene rimesso alle Sezioni Unite.

Gli ermellini rilevano come il ricorso si basi sostanzialmente sulla sentenza delle Sezioni Unite n. 159/1998, che risolse diverse questioni interpretative alla luce del novellato terzo comma dell'art. 9 della legge n. 898/1970, ma non quello specifico sottoposto dalla ricorrente. Non solo, tale sentenza pur avendo avuto seguito nella giurisprudenza di legittimità - per quanto concerne la affermazione della natura previdenziale del trattamento di reversibilità ed il riconoscimento della pari dignità del diritto del coniuge divorziato e di quello del coniuge superstite - è stata successivamente rivista creando contrasti giurisprudenziali.

Ebbene, dall’esame della giurisprudenza successiva alla citata decisione del 1998, le Sezioni Unite ritengono che l’espressione testuale "titolare dell’assegno" di divorzio, di cui al citato terzo comma dell'art. 9 nel testo in vigore, caratterizzi il significato della titolarità come “condizione che vive e si qualifica nell'attualità”.

In particolare, i giudici di Piazza Cavour spiegano che la finalità del legislatore è quella di assistere ad una situazione di perdita economica derivante dal decesso dell’avente diritto alla pensione ed elemento significativo per riconoscere in concreto tale finalità è quello dell'attualità della contribuzione economica venuta a mancare.

Tale condizione si presume per il coniuge superstite mentre per l’ex coniuge è riconosciuta dalla titolarità dell'assegno, quale godimento attuale di una somma periodicamente ricevuta come contributo al suo mantenimento.

Al contrario, la corresponsione dell’assegno in una unica soluzione preclude la proponibilità di qualsiasi successiva domanda di contenuto economico da parte dell’ex coniuge beneficiario, in quanto si prende atto della circostanza che il diritto all'assegno divorzile sia stato definitivamente soddisfatto e che non esiste, alla scomparsa dell’ex coniuge, una situazione di contribuzione economica periodica ed attuale che viene a mancare. In altri termini, difetta il requisito funzionale del trattamento di reversibilità che è dato dal presupposto solidaristico finalizzato alla prosecuzione del sostegno economico in favore dell’ex coniuge.

Da ciò deriva che l’assegno di reversibilità “non costituisce la mera continuazione post mortem dell'assegno di divorzio”, ma si giustifica con le medesime ragioni che fondano il contributo economico all’ex coniuge, mediante l’attribuzione dell’assegno divorzile.

Inoltre, i giudici precisano che in caso di concorso tra il diritto dell’ex coniuge con quello del coniuge superstite “il quantum sarà modulato sulla base della verifica giudiziale diretta ad accertare gli elementi che conducono ad una ripartizione equa fra gli aventi diritto”.

 Sulla base di tali premesse giuridiche le Sezioni Unite, rigettando il ricorso dell’ex coniuge, hanno enunciato il seguente principio di diritto "ai fini del riconoscimento della pensione di reversibilità, in favore del coniuge nei cui confronti è stato dichiarato lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, ai sensi dell'articolo 9 della legge 1 dicembre 1970 n. 898, nel testo modificato dall'art. 13 della legge 6 marzo 1987 n. 74, la titolarità dell'assegno, di cui all'articolo 5 della stessa legge 1 dicembre 1970 n. 898, deve intendersi come titolarità attuale e concretamente fruibile dell'assegno divorzile, al momento della morte dell'ex coniuge, e non già come titolarità astratta del diritto all'assegno divorzile che è stato in precedenza soddisfatto con la corresponsione in un'unica soluzione".

Letto 1067 volte Ultima modifica il Venerdì, 05 Ottobre 2018 08:36
Giulio Costanzo

Avv. Patrocinante Magistrature Superiori

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