Mercoledì, 27 Marzo 2019 17:36

La rieducazione dietetica dopo una dieta VLCD Chetogenica

Scritto da Dott.ssa Gabriella Laudiero
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Dieta e drastica riduzione dei carboidrati … cosa accade

La dieta chetogenica (o KetoDiet) è uno schema alimentare basato sulla drastica riduzione dei carboidrati, che spinge l’organismo a produrre i corpi chetonici, che sono il risultato della scomposizione metabolica dei grassi nel fegato, da utilizzare come energia.

Diete a bassissimo contenuto di carboidrati o diete chetogeniche sono in uso già dagli anni ‘20 come terapia per l’epilessia e sono in grado, in alcuni casi, di eliminare completamente l’utilizzo di farmaci. Dagli anni ‘60 in poi le diete chetogeniche vengono regolarmente utilizzate per il trattamento dell’obesità.

Più recentemente hanno dimostrato il loro potenziale terapeutico in numerose patologie, ad esempio il diabete, sindrome metabolica, patologie neurologiche, e come valido aiuto per il paziente obeso in previsione dell’intervento di chirurgia bariatrica. Se c’è una dieta la cui natura e modalità è spesso fraintesa quella è la dieta chetogenica. Rispondiamo ad un po’ di domande su questo schema alimentare che ad oggi sta diventando quello più utilizzato da coloro i quali vogliono perdere peso velocemente: la dieta chetogenica è pericolosa?

In sé, la dieta chetogenica non è pericolosa, ma di certo presenta degli aspetti negativi da non sottovalutare, come calcoli renali, carenza di vitamine e minerali, diminuzione della densità minerale ossea, disturbi gastrointestinali e un aumento del rischio di colesterolo in malattie cardiache. La dieta chetogenica è pericolosa se viene eseguita senza controllo medico ma soprattutto non ha senso come stile di vita a lungo termine per restare magri, perché siamo programmati per una chetogenesi efficiente per periodi definiti e limitati, non per sempre.

La KetoDiet non è una dieta iperproteica, le calorie giornaliere devono arrivare per circa il 75% dai grassi, il 5% dai carboidrati e il 20% dalle proteine, quindi non la si può definire una dieta iperproteica in senso stretto. Il fatto però di dover usare un eccesso di prodotti animali, visto che le proteine vegetali, come legumi, non possono essere contemplate per la presenza di carboidrati e proteine insieme, questa dieta risulta troppo squilibrata.

Se i protocolli relativi all’utilizzo delle VLCD (VeryLowCalorie Diet) chetogeniche  sono sufficientemente standardizzati, sia utilizzando prodotti naturali che con i “mealreplacements” (sostituti del pasto) ed anche dal punto di vista della sicurezza di utilizzo e supplementazione secondo le linee guida dell’ EFSA , si discute ancora molto su come implementare il periodo di transizione dalla uscita della chetosi ad una impostazione di sana alimentazione mediterranea secondo le più recenti linee guida. Si può dire che, attualmente, il razionale della fase di transizione è costruito più sull’esperienza clinica dei terapeuti che utilizzano questa impostazione dietetica chetogenica, che su evidenze cliniche pubblicate sulla letteratura scientifica a tutt’oggi molto carenti, per non dire completamente assenti.

Come pubblicato in un articolo scritto su European  Journal of Nutrition (2013) 67, 789-796, alcuni studi dimostrano che probabilmente la durata della fase di transizione e i vari livelli di gradualità nell’aumento calorico e nella reintroduzione dei carboidrati potrebbero essere legati a migliori risultati nel mantenimento non solo del peso a lungo termine ma anche al miglioramento di tutti i parametri metabolici legate al calo ponderale. Vi è quindi la necessità di riprendere l’apporto calorico in modo graduale soprattutto allo scopo di indurre, presumibilmente, nell’organismo, una progressiva ripresa del consumo calorico probabilmente depresso durante il periodo di restrizione dietetica, in quanto ogni restrizione dell’apporto calorico porta nell’individuo, soprattutto se in sovrappeso o obeso, una proporzionale riduzione del metabolismo basale.

Anche per quanto riguarda la reintroduzione dei carboidrati, deve avvenire anche questo in modo estremamente graduale, probabilmente privilegiando i carboidrati a basso indice glicemico, presenti in alimenti ad alto contenuto di fibre, anche se in realtà non esistono a riguardo specifici studi presenti in letteratura. Si potrebbe poi ancora discutere se sia meglio, nel periodo di transizione, se questa reintroduzione di alimenti  glucidici avvenga con apporti graduali giornalieri, oppure alternando giornate di non consumo glucidico ad altri in cui è presente la reintroduzione di carboidrati.

Questo, è un argomento ancora in itinere, che presenta la necessità di trial specifici ed approfonditi in quanto pare essere un punto cruciale nel successo a lungo termine delle impostazioni chetogeniche che hanno come obiettivo il trattamento dell’obesità.

Dott.ssa Gabriella Laudiero,
Nutrizionista, Specialista in Scienza dell’Alimentazione
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Letto 4787 volte Ultima modifica il Mercoledì, 27 Marzo 2019 17:56

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