In relazione alle infiorescenze della canapa (termine introdotto per la prima volta in un testo di diritto), viene precisato che esse rientrano nell’ambito delle coltivazioni destinate al florovivaismo, sempre ché appartengano ad una delle varietà iscritte nel Catalogo comune delle specie di piante agricole, il cui contenuto di thc non superi i livelli stabiliti dalla normativa.
Come accennato, la vera svolta in Italia si è avuto con la legge del 14 gennaio 2017, a seguito della quale si è assistito ad un boom di negozi growshop (circa 120 in un anno) che hanno iniziato a vendere la marijuana legale, senza effetti psicotropi, in base agli accordi firmati il 18 settembre 2014 tra il Ministro della Salute e il Ministro della Difesa poi sfociati nel decreto ministeriale del 9 novembre 2015.
Nello specifico, la Legge del 14 gennaio 2017 regolamenta la canapa industriale introducendo le seguenti novità:
- Libera semina di varietà di canapa certificate con contenuto di THC al massimo dello 0,2%, senza alcuna autorizzazione, con l’unico obbligo per il coltivatore di conservare i cartelli della semente a dodici mesi e di conservare le fatture di acquisto della semente per il periodo previsto dalla normativa vigente;
- La percentuale di THC nelle piante analizzate potrà oscillare dallo 0,2 al 0,6% senza comportare alcun problema per l’agricoltore;
- Sono previsti finanziamenti nell’ordine massimo di 700mila euro l’anno “per favorire il miglioramento delle condizioni di produzione e trasformazione nel settore delle canapa”.
Ma quanto costa la marijuana legale?
La sostanza in questione sarà venduta in pacchetti, simili a quelli usati per le sigarette, ad un prezzo che oscilla dai 20 ai 40 € per ciascuna confezione.
I venditori dell’erba legale, presenti nel territorio italiano, precisano che ad acquistarla sarebbero prevalentemente persone molto adulte, allo scopo di ottenere un effetto rilassante o, talvolta, per combattere l’insonnia.
Quali sono gli effetti terapeutici della cannabis?
Il tetraidrocannabinolo (THC) ha effetti “antidolorifici, antinausea, antiemetici, anticinetosici, stimolanti l’appetito e ipotensivi sulla pressione endooculare”, mentre il cannabidiolo (CBD) ha un effetto “antinfiammatorio, analgesico, antinausea, antiemetico, antipsicotico, anti ischemico, ansiolitico e antiepilettico”.
La sostanza in questione, quindi, parrebbe particolarmente adatta per il trattamento delle seguenti problematiche:
- Dolore (neuropatico, oncologico)
- Spasticità dal Sclerosi Multipla
- Nausea e vomito in chemioterapia
- Stimolazione appetito nell’AIDS o cancro o anoressia nervosa
- Sinodrome di Tourette
- Glaucoma resistente
Come si assume?
La legge stabilisce che le modalità di assunzione della marijuana legale sono sostanzialmente due: orale (ossia mediante tisane, decotti, capsule, olio o resina) oppure per via inalatoria (ovvero mediante vaporizzazione oppure la semplice sigaretta elettronica).
Quali sono gli svantaggi?
E’ stato dimostrato che il 9% cento dei soggetti che consumano la cannabis sviluppa una vera e propria dipendenza dalla sostanza in questione. In base a uno studio della UCLA del 2006, invece, un uso di marijuana, anche se elevato, non sarebbe in grado di provocare il cancro ai polmoni, sebbene possa dar luogo a malattie respiratorie, come ad esempio la bronchite.