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Lunedì, 05 Novembre 2018 14:07

La Cassazione a Sezioni Unite torna sulla validità della clausola cd. claims made

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Corte di Cassazione Corte di Cassazione

Le Sezioni Unite della Cassazione in materia di clausola cd. claims made sentenziano: nessun vaglio di meritevolezza nel caso di sua applicabilità

Nell’ampio (e a volte tortuoso) sistema delle assicurazioni, spesso le Compagnie (soprattutto in materia di assicurazioni per responsabilità professionale) invocano l’applicazione della clausola cd. claims made o a “richiesta fatta”.

In buona sostanza, nel caso in cui in un contratto di assicurazione sia presente una clausola di tal genere, si desume che la garanzia assicurativa scatti nel momento in cui il presunto danneggiato da un’attività professionale formuli una richiesta di risarcimento.

Difatti,  la clausola claims made garantisce all'assicurato la copertura assicurativa in tutti i casi in cui la richiesta di risarcimento dei danni sia formulata nei suoi confronti nel periodo di validità ed efficacia della polizza, anche nell’ipotesi in cui la condotta illecita da cui promana la responsabilità si sia concretizzata prima della stipula del contratto assicurativo.

In ordine alla validità ed efficacia delle clausole cd. claims made inserite in alcuni contratti assicurativi, si deve registrare una congerie di diversi orientamenti giurisprudenziali non uniformi e contrastanti tra di loro, non solo in merito alla natura vessatoria delle dette clausole, ma anche in ordine al giudizio circa la loro cd. meritevolezza” ex art. 1322, secondo comma, c.c.

Numerosi arresti giurisprudenziali (sia di merito che di legittimità) riconoscono la piena legittimità della clausola claims made, pur demandando al giudice di merito la valutazione caso per caso [cfr., all'uopo, Cass. civ., sez. III, 15 marzo 2005, n. 5624, secondo cui: 1) Il contratto di assicurazione della responsabilità civile con clausola cosiddetto "a richiesta fatta" (claims made) non rientra nella fattispecie tipica prevista dall'art. 1917 c.c., ma costituisce un contratto atipico, generalmente lecito ex art. 1322 c.c., giacché, del suindicato art. 1917, l'art. 1932 c.c. prevede l'inderogabilità - se non in senso più favorevole all'assicurato - del terzo e del comma 4, ma non anche del primo, in base al quale l'assicuratore assume l'obbligo di tenere indenne l'assicurato di quanto questi deve pagare ad un terzo in conseguenza di tutti i fatti (o sinistri) accaduti durante il tempo dell'assicurazione di cui il medesimo deve rispondere civilmente, per i quali la connessa richiesta di risarcimento del danno da parte del danneggiato sia fatta in un momento anche successivo al tempo di efficacia del contratto, e non solo nel periodo di “efficacia cronologica” del medesimo, come si desume da un'interpretazione sistematica che tenga conto anche del tenore degli art. 1917, 1913 e 1914 c.c., i quali individuano l'insorgenza della responsabilità civile nel fatto accaduto. Né al riguardo, assume rilievo l'art. 2952 c.c., recante il riferimento alla richiesta di risarcimento fatta dal danneggiato all'assicurato o alla circostanza che sia stata promossa l'azione, trattandosi di norma con differente oggetto e diversa ratio, volta solamente a stabilire la decorrenza del termine di prescrizione dei diritti dell'assicurato nei confronti dell'assicuratore.” e 2) “La clausola “claims made” contenuta in un contratto di assicurazione della responsabilità civile non ha natura vessatoria per il solo fatto di costituire deroga alla disposizione di cui all'art. 1917, comma 1 c.c., dovendosi per converso accertare la sussistenza, nello specifico contratto dedotto in giudizio, di clausole generali rispetto alle quali la clausola “claims made” possa in concreto configurarsi alla stregua di una limitazione della responsabilità dell'assicuratore. Tale accertamento integra tipico giudizio di merito sottratto al sindacato di legittimità se immune da vizi denunciati.

Ed ancora, la clausola cosiddetta “a richiesta fatta” (“claims made”) inserita in un contratto di assicurazione della responsabilità civile (in virtù della quale l'assicuratore si obbliga a tenere indenne l'assicurato dalle conseguenze dannose dei fatti illeciti da lui commessi anche prima della stipula, se per essi gli sia pervenuta una richiesta di risarcimento da parte del terzo danneggiato durante il tempo per il quale è stata stipulata l'assicurazione) è valida ed efficace, mentre spetta al giudice stabilire, caso per caso, con valutazione di merito, se quella clausola abbia natura vessatoria ai sensi dell'art. 1341 c.c. (cfr. Cass. civ., sez. III, 22 marzo 2013, n. 7273; Cass. civ., sez. III, 13 febbraio 2015, n. 2872).

Sull’argomento, inoltre, si sono espresse (molte volte!!) anche le Sezioni Unite della Cassazione, con sentenza n. 24645 del 02.12.2016, nella quale è stata affermato il principio secondo cui nel contratto di assicurazione della responsabilità civile la clausola che subordina l'operatività della copertura assicurativa alla circostanza che tanto il fatto illecito quanto la richiesta risarcitoria intervengano entro il periodo di efficacia del contratto o, comunque, entro determinati periodi di tempo, preventivamente individuati (c.d. clausola claims made mista o impura) non è vessatoria; essa, in presenza di determinate condizioni, può tuttavia essere dichiarata nulla per difetto di meritevolezza ovvero, laddove sia applicabile la disciplina di cui al D. Lgs. n. 206 del 2005, per il fatto di determinare, a carico del consumatore, un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto; la relativa valutazione, da effettuarsi dal giudice di merito, è incensurabile in sede di legittimità, ove congruamente motivata.

A detta pronuncia ne è seguita un’altra della Cassazione datata 28.04.2017, n. 10506.

Con essa, invero, la Suprema Corte è tornata sul tema della “meritevolezza” della claims made, con particolare riferimento a quell’aspetto della clausola finalizzata a limitare l’operatività della copertura assicurativa di una polizza di responsabilità civile (di una struttura ospedaliera) ai soli casi in cui la richiesta risarcitoria del terzo sia pervenuta nel periodo di durata dell’assicurazione.

Con detta sentenza, infatti, la Cassazione ha stabilito il seguente principio di diritto: «la clausola c.d. claims made, inserita in un contratto di assicurazione della responsabilità civile stipulato da un’azienda ospedaliera, per effetto della quale la copertura esclusiva è prestata solo se tanto il danno causato dall’assicurato, quanto la richiesta di risarcimento formulata dal terzo, avvengano nel periodo di durata dell’assicurazione, è un patto atipico, immeritevole di tutela ai sensi dell’art. 1322, II comma, c.c., in quanto realizza un ingiusto e sproporzionato vantaggio dell’assicuratore, e pone l’assicurato in una condizione di indeterminata e non controllabile soggezione».

Il giudizio negativo espresso dalla Cassazione, invero, si fonda sulla valutazione del rapporto “interno” tra le parti del contratto assicurativo e sulla considerazione della sostanziale inconciliabilità della clausola con la possibilità che l’assicurato (medico o struttura) rechi danni a terzi anche negli ultimi mesi, o giorni, od ore precedenti alla scadenza del contratto. Danni per i quali la richiesta di risarcimento perverrà, probabilmente (e fisiologicamente), in epoca successiva a quella scadenza, lasciando l’assicurato medesimo esposto ad un rischio la cui copertura costituisce portato naturale di quel tipo di garanzia assicurativa. A sostegno di tale tesi, la Suprema Corte ha statuito che la clausola claims made attribuisce all’assicuratore un vantaggio ingiusto e sproporzionato, riducendo il periodo di copertura assicurativa e, comunque, ponendo «l’assicurato in una posizione di indeterminata soggezione rispetto all’altra», oltre a condurre a conseguenze paradossali per l’assicurato e a costringerlo a condotte contrastanti coi superiori doveri di solidarietà costituzionalmente imposti.

Ma non è tutto!!

Sul medesimo argomento, sono nuovamente intervenute le Sezioni Unite della Cassazione con la recente sentenza n. 22437 del 24 settembre 2018.

Senza voler ripetere quanto già detto, va comunque precisato che, in tale ultimo caso, al giudizio delle Sezioni Unite sono stati sottoposti i seguenti punti:

a) «nell'assicurazione contro i danni non è consentito alle parti elevare al rango di "sinistri" fatti diversi da quelli previsti dall'art. 1882 c.c. ovvero, nell'assicurazione della responsabilità civile, dall'art. 1917, comma primo, c.c.;

b) nell'assicurazione della responsabilità civile deve ritenersi sempre e comunque immeritevole di tutela, ai sensi dell'art. 1322 c.c., la clausola la quale stabilisca che la spettanza, la misura ed i limiti dell'indennizzo non già in base alle condizioni contrattuali vigenti al momento in cui l'assicurato ha causato il danno, ma in base alle condizioni contrattuali vigenti al momento in cui il terzo danneggiato ha chiesto all'assicurato di essere risarcito».

Orbene, i Giudici di Piazza Cavour hanno confermato la liceità delle clausole claims made, in quanto riguardano soltanto una componente del rischio, ossia la condotta colposa dell'assicurato, restando invece in vita l’alea dell'effettivo accadimento di una condotta foriera di danno.

La Cassazione, invero, ha ribadito che le clausole di tal genere delimitano l'oggetto del contratto e non sono limitative della responsabilità, per cui NON sono vessatorie.

Il modello contrattuale basato sulle claims made rientra nell'assicurazione della responsabilità civile e rappresenta una deroga pattizia all'art. 1917 c. 1 c.c. consentita dall'ordinamento ai sensi dell'art. 1932 c.c.

Ne consegue, quindi, il superamento del giudizio di meritevolezza ex art. 1322 c. 2 c.c., giacché quest'ultimo è ancorato al presupposto di un'atipicità contrattuale, mentre il modello assicurativo basato sulle claims made è ormai tipizzato. In altre parole, il contratto basato sulle claims made è tipico e per ciò solo meritevole.

Secondo le Sezioni Unite, invece, occorre ancora effettuare il controllo sul regolamento contrattuale basato su tali clausole, che non deve violare i limiti imposti dalla legge (art. 1322 c. 1) «quindi, si rende opportuna un'indagine a più ampio spettro, che non si arresti alla sola conformazione genetica del contratto assicurativo, ma ne investa anche il momento precedente alla sua conclusione e quello relativo all'attuazione del rapporto».

Nel corso delle trattative precontrattuali, ad esempio, le Compagnie assicuratrici devono attenersi a precisi e rigidi oneri informativi, al fine di garantire una tutela effettiva del contraente e di comunicargli tutte le caratteristiche del contratto che sta per stipulare. In caso di violazione di tali obblighi, il contraente può agire in via giudiziale, avvalendosi delle tutele già apprestate dall’ordinamento, per cui in tali casi, non è necessario il cd. “giudizio di meritevolezza” della clausola claims made.

In definitiva, il principio di diritto enunciato dalle Sezioni Unite della Cassazione con la sentenza in esame sancisce quanto segue:

«Il modello dell'assicurazione della responsabilità civile con clausole "on claims made basis", che è volto ad indennizzare il rischio dell'impoverimento del patrimonio dell'assicurato pur sempre a seguito di un sinistro, inteso come accadimento materiale, è partecipe del tipo dell'assicurazione contro i danni, quale deroga consentita al primo comma dell'art. 1917 c.c., non incidendo sulla funzione assicurativa il meccanismo di operatività della polizza legato alla richiesta risarcitoria del terzo danneggiato comunicata all'assicuratore. Ne consegue che, rispetto al singolo contratto di assicurazione, non si impone un test di meritevolezza degli interessi perseguiti dalle parti, ai sensi dell'art. 1322, secondo comma, c.c., ma la tutela invocabile dal contraente assicurato può investire, in termini di effettività, diversi piani, dalla fase che precede la conclusione del contratto sino a quella dell'attuazione del rapporto, con attivazione dei rimedi pertinenti ai profili implicati, ossia (esemplificando): responsabilità risarcitoria precontrattuale anche nel caso di contratto concluso a condizioni svantaggiose; nullità, anche parziale, del contratto per difetto di causa in concreto, con conformazione secondo le congruenti indicazioni di legge o, comunque, secondo il principio dell'adeguatezza del contratto assicurativo allo scopo pratico perseguito dai contraenti; conformazione del rapporto in caso di clausola abusiva (come quella di recesso in caso di denuncia di sinistro)».

Letto 1181 volte Ultima modifica il Lunedì, 05 Novembre 2018 14:26
Giulio Costanzo

Avv. Patrocinante Magistrature Superiori

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