Venerdì, 08 Febbraio 2019 14:47

Mancato uso delle cinture di sicurezza: concorso colposo tra conducente e passeggero

Scritto da Avv. Giulio Costanzo
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Cintura di sicurezza allacciata Cintura di sicurezza allacciata

Nel caso di mancato uso delle cinture di sicurezza, si realizza un’ipotesi di concorso di colpa tra conducente e passeggero

La colpa del danno da mancato uso delle cinture di sicurezza va attribuito sia al conducente che al passeggero

La Suprema Corte è nuovamente intervenuta in materia di risarcimento del danno derivante da sinistro stradale, con particolare riferimento all’ipotesi di lesioni personali cagionati dal mancato utilizzo delle cinture di sicurezza da parte del terzo trasportato.

Il caso trova origine nella domanda risarcitoria proposta, nel lontano 2003, da una signora che, in qualità di terza trasportata, aveva riportato lesioni personali a seguito di un incidente stradale. Detta domanda veniva formulata nei confronti dell’ente assicuratore, del proprietario e del conducente del veicolo danneggiante.

Costituitasi in giudizio, la compagnia assicuratrice eccepiva che la responsabilità dei danni lamentati era da attribuire alla medesima danneggiata, la quale, al momento del sinistro, non indossava regolarmente le cinture di sicurezza.

Il Tribunale adito accoglieva la domanda attorea e, per l’effetto, condannava i convenuti al risarcimento dei danni in favore di parte attrice, maggiorato degli interessi.

La sentenza de quo veniva fatta oggetto di gravame da parte della Compagnia assicurativa e la Corte di Appello, disposta una nuova CTU che accertava l’incompatibilità tra le lesioni riportate dalla danneggiata e l'uso delle cinture di sicurezza, riduceva proporzionalmente l’ammontare del risarcimento dovuto, in ragione dell'entità del contributo causale della medesima danneggiata alla produzione del danno, stimato nella misura del 30%.

Avverso detta sentenza, la danneggiata proponeva ricorso in Cassazione, lamentando, tra gli altri motivi, anche la violazione o falsa applicazione degli art. 1227, 2043, 2054, 2055 e 2056 c.c. (art. 360, n. 3 c.p.c.), laddove la Corte di Appello aveva escluso il nesso di causalità tra il comportamento del conducente ed il danno patrimoniale occorso ad essa danneggiata. La ricorrente, in buona sostanza, lamentava che i Giudici di secondo grado avevano errato nel non rilevare che, pur in presenza di una riduzione del risarcimento dovuto al concorso di colpa del danneggiato, restava fermo il nesso causale tra la condotta del conducente ed il danno, come pure l'elemento soggettivo della colpa, intesa quale omissione di diligenza e prudenza.

Ordinanza n. 2531 del 30 gennaio 2019

La Suprema Corte, con ordinanza n. 2531 del 30 gennaio 2019, ha accolto detto motivo, stabilendo che il comportamento colpevole del danneggiato non può in ogni caso valere ad interrompere il nesso causale tra la condotta del conducente del veicolo e la produzione del danno, né vale ad integrare un valido consenso alla lesione ricevuta, vertendosi in materia di diritti indisponibili. Può esservi, al più, concorso di colpa fra le parti, con riduzione percentuale del risarcimento del danno, ma non certo esclusione totale di responsabilità in capo al conducente del veicolo e del relativo obbligo risarcitorio. La circostanza che vi sia una concausa nella produzione dell'evento di danno non esclude la concorrenza delle cause nella produzione del medesimo, né consente di ritenere interrotto legittimamente il nesso causale tra la condotta del conducente e il danno.

La Cassazione ha dedotto che il conducente è responsabile dell'utilizzo delle cinture di sicurezza da parte del passeggero, sicché la causazione del danno da mancato utilizzo è imputabile sia a lui che al passeggero, richiamando, a tale scopo, un precedente giurisprudenziale, secondo cui «In materia di responsabilità civile, in caso di mancata adozione delle cinture di sicurezza da parte di un passeggero, poi deceduto, di un veicolo coinvolto in un incidente stradale, verificandosi un'ipotesi di cooperazione nel fatto colposo, cioè di cooperazione nell'azione produttiva dell'evento, è legittima la riduzione proporzionale del risarcimento del danno in favore dei congiunti della vittima.>> (Cass. n. 18177 del 2007).

Tale pronuncia risulta conforme alla consolidata giurisprudenza della Cassazione, secondo la quale, qualora la messa in circolazione di un veicolo in condizioni di insicurezza è ricollegabile oltre che all'azione o all'omissione del conducente, il quale deve controllare, prima di iniziare o proseguire la marcia, che questa avvenga in conformità delle normali norme di prudenza e sicurezza anche al fatto del trasportato, che ha accettato i rischi della circolazione, si verifica un'ipotesi di cooperazione colposa dei predetti nella condotta causativa dell'evento dannoso.

Pertanto, in caso di danni al terzo trasportato, sebbene la condotta di quest'ultimo non sia idonea di per sé ad escludere la responsabilità del conducente, né a costituire valido consenso alla lesione ricevuta, vertendosi in materia di diritti indisponibili, essa può costituire nondimeno un contributo colposo alla verificazione del danno, la cui quantificazione in misura percentuale è rimessa all'accertamento del giudice di merito, insindacabile in sede di legittimità se correttamente motivato (Cass., 3, n. 4993 dell'11/3/2004; Cass., 3, n. 10526 del 13/5/2011; Cass., 3, n. 6481 del 14/3/2017)

Letto 613 volte Ultima modifica il Venerdì, 08 Febbraio 2019 14:55

1 commento

  • Link al commento Giulio Costanzo Sabato, 09 Febbraio 2019 20:31 inviato da Giulio Costanzo

    ......in pratica la mancanza dell’uso della cintura da parte del passeggero, non interrompe il nesso di causalità ma al più costituisce un elemento di riduzione percentuale del danno .

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