Mercoledì, 22 Maggio 2019 20:02

Circolazione dei veicoli: principi di applicazione dell’art. 2054, II comma, c.c.

Scritto da Avv. Giulio Costanzo
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Sinistro stradale Sinistro stradale

La Cassazione ribadisce che, in tema di sinistri stradali, la colpa di uno non basta ad escludere la responsabilità dell’altro

Presunzione di corresponsabilità ex art. 2054, secondo comma, c.c.

Come noto, la Corte di Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi, in numerosissimi casi, in materia di responsabilità civile derivante dalla circolazione stradale.

In particolare, la fattispecie che ha spesso richiesto l’intervento della Suprema Corte è quella relativa al disposto di cui all’art. 2054, II comma, c.c., secondo il quale: Nel caso di scontro tra veicoli si presume, fino a prova contraria, che ciascuno dei conducenti abbia concorso ugualmente a produrre il danno subito dai singoli veicoli.

Su tale principio, la Cassazione si è più volte pronunciata, stabilendo che la presunzione di concorso in pari grado di colpa posta dalla norma citata a carico dei conducenti dei mezzi coinvolti in uno scontro, costituisce criterio di distribuzione delle responsabilità che il giudice è tenuto ad applicare se non è possibile accertare le specifiche modalità del sinistro e l'incidenza e la misura delle singole condotte colpose. In altre parole, anche in ipotesi in cui dall'istruttoria sia emersa la responsabilità di uno dei conducenti (anche per omissione di precedenza o invasione di opposta corsia), il giudice è tenuto ad accertare che il comportamento di guida dell'antagonista sia immune da censure; diversamente deve presumere il contributo causale di quest'ultimo (cfr. Cass. Civ. Sez. III 15/7/2011 n. 15674, Cass. 24.1.2006 n. 1317, Cass. 10.3.2006 n. 5226, Cass. 9.3.2004 n. 4755).

La presunzione di corresponsabilità di cui all’art.2054 comma 2 c.c., quindi, può essere vinta solo fornendo la c.d. “prova liberatoria”. Difatti, la presunzione di cui all’art. 2054, 2° co. ha un precipuo fine sussidiario in tutti quei casi ove non sia possibile accertare in modo concreto e ragionevolmente preciso, in quale misura la condotta dei due conducenti abbia cagionato l'evento dannoso (Cfr. C. 15434/04; C. 4639/02; C. 4648/99; C. 5250/97): la norma mira infatti a risolvere la questione della responsabilità in caso di scontro, eliminando le difficoltà di prova circa la ricostruzione delle precise modalità del sinistro.

In altre parole, per attribuire ad uno dei conducenti la causa determinante ed esclusiva del sinistro, deve accertarsi al contempo che "l'altro conducente si sia pienamente uniformato alle norme sulla circolazione ed a quelle di comune prudenza", poiché "egli è pur sempre tenuto a provare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno".

Ordinanza n. 12283 del 09 maggio 2019

Tale principio è stato ulteriormente ribadito dalla Cassazione con la recente ordinanza n. 12283 del 09 maggio 2019.

Il caso trattato riguardava un sinistro stradale a seguito del quale un soggetto aveva riportato gravi danni e per i quali lo stesso aveva adito il competente tribunale, al fine di ottenere il relativo risarcimento.

Il giudice di primo grado aveva rigettato la domanda risarcitoria, così come anche la Corte di Appello innanzi alla quale il danneggiato aveva proposto gravame.

In particolare, i giudici di secondo grado, condividendo in pieno la valutazione del tribunale in ordine alle risultanze istruttorie, avevano evidenziato che, in base all’attività espletata ed al verbale dei Vigili intervenuti sul posto, era emerso che l'autovettura del danneggiato aveva invaso la corsia preferenziale dell'autobus del convenuto, così come non risultava provata la velocità non prudenziale di quest’ultimo al momento dell'impatto.

Tanto rilevato, quindi, la Corte aveva rigettato l’appello, per cui il danneggiato aveva proposto ricorso in Cassazione, lamentando la violazione e/o falsa applicazione degli art. 2054 c.c. e 2697 c.c., in ragione del fatto che la Corte territoriale non aveva considerato che, in base alla presunzione di cui all'art. 2054 c.c., l'accertamento della colpa di uno dei conducenti non esonera l'altro dall'onere di provare, al fine di escludere il concorso di colpa a suo carico, di avere fatto il possibile per evitare l'evento.

Gli Ermellini, chiamati a pronunciarsi sul punto, hanno accolto il ricorso, evidenziando che la Corte di Appello era incorsa in vizio di sussunzione, consistente nell'erronea riconduzione del fatto materiale nella fattispecie legale deputata a dettarne la disciplina (Cass. 6035/2()18), e ricorrente sia quando il giudice riconduce i fatti materiali ad una fattispecie astratta piuttosto che ad un'altra, sia quando si rifiuta di assumerli in qualunque fattispecie astratta, pur sussistendone una in cui potrebbero essere inquadrati (Cass. 13747/2018).

Nel caso concreto, la Suprema Corte, pur non potendo compiere alcuna valutazione di merito circa l’accertamento della responsabilità nella produzione del sinistro in questione, ha tuttavia rilevato che la Corte di Appello aveva erroneamente fatto discendere da detto accertamento la responsabilità esclusiva dell'incidente de quo in capo all’attore per avere invaso la corsia preferenziale dell'autobus del convenuto, addebitando così illegittimamente allo stesso danneggiato anche la mancata prova dell'esatta velocità di detto autobus e comunque della conformità della velocità alle condizioni previste ed esistenti.

In tal modo, secondo gli Ermellini, la Corte di Appello aveva violato la norma di cui all'art. 2054, secondo comma, c.c., per cui, in accoglimento del ricorso, hanno cassato l'impugnata sentenza, con rinvio alla medesima Corte di Appello in diversa composizione, enunciando (e ribadendo) il principio di diritto in virtù del quale in base alla presunzione di cui all'art. 2054, secondo comma, c.c., l'accertamento della colpa di uno dei conducenti non esonera l'altro dall'onere di provare, al fine di escludere il concorso di colpa a suo carico, di avere fatto tutto il possibile per evitare l'evento.

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