Mercoledì, 23 Settembre 2020 09:21

Il reddito di cittadinanza, incide nella valutazione dell’assegno di mantenimento

Scritto da Avv. Giulio Costanzo
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Assegno Assegno

Il reddito di cittadinanza - vantaggio economico- modifica il precedente assetto patrimoniale e nelle cause di separazione ha una sua incidenza. Esso può essere analizzato come fatto nuovo per una modifica dell’assegno di mantenimento

Il Tribunale di Frosinone pronuncia a favore di un signore che richiedeva attraverso una riconvenzionale la riduzione dell’assegno di mantenimento per la ex coniuge, in quanto assegnataria del reddito -di cittadinanza”

Il reddito di cittadinanza, misura varata dal governo a sostegno del reddito, come e quanto incide sulla valutazione dell’assegno di mantenimento?

In tutte le cause di separazione uno degli aspetti essenziali, oggetto di attenta valutazione, è sicuramente quello patrimoniale, parametro rispetto al quale viene assicurato o meno, l’assegno di mantenimento per il coniuge e per i minori non autonomi economicamente.

Come è noto, l’assegno di mantenimento/divorzile viene attribuito al coniuge considerato economicamente più debole per garantirne risorse utili ai beni di prima necessità e/o beni essenziali alla salute.

Già da tempo con il contributo della Corte di Cassazione, vi è stato un cambiamento radicale e direi epocale, per ciò che attiene a quello che veniva considerato il “paramentro di riferimento” su cui modulare il detto contributo, il c.d. tenore di vita.

La detta evoluzione dei tempi, letta dalla Suprema corte, ne ha svuotato il significato.

Nella determinazione dell’assegno, entrano in gioco tante cose, non solo quindi la situazione patrimoniale in senso lato ma tutte le utilità economicamente rilevanti che possano incidere nella scelta e nel quantum dell’assegno stesso.

Quindi rendite, privilegi, possedimenti ed altro offrono un’importante valutazione globale della situazione patrimoniale familiare.

Non in ultimo infatti, è intervenuta la Suprema Corte con la sentenza n.24934/19, sottolineando ancora di più la natura puramente assistenziale dell’assegno, che viene determinato senza alcuna valutazione sul divario economico preesistente tra i due coniugi, poiché questo calcolo azzererebbe il fulcro del nuovo principio.

In questo nuovo scenario va pertanto inserito quanto stabilito il 29 Marzo del 2019 con la legge n. 26, il c.d. reddito di cittadinanza, un aiuto economico fornito dallo stato per soggetti completamente privi di reddito o con un reddito inferiore ad una soglia minima definita di povertà.

Tale forma reddituale, varia a seconda delle possibilità economiche del richiedente, ed è un beneficio valido per l’inclusione nel mondo del lavoro, esso non ha una vera scadenza e dovrebbe essere erogato fino al contratto lavorativo stesso.

Pertanto seppur la concessione avviene con uno scopo ben preciso, come ad esempio per l’acquisto di beni di primaria necessità, è pur vero che garantisce un vantaggio economico.

Ciò significa che la situazione patrimoniale dell’assegnatario subisce un cambiamento tale da assumere molteplici significati.

Infatti, tornando alla vicenda che ci apprestiamo a rappresentare possiamo tranquillamente dire che il reddito di cittadinanza viene valutato anche in sede di separazione o divorzio ed in tutte le cause in cui si discuta della modifica dell’assegno di mantenimento.

Con il tempo i giudici di merito attraverso le loro sentenze hanno avvalorato maggiormente questo nuovo orientamento.

Un esempio lo riscontriamo al Tribunale di Frosinone, che, con la sentenza del 18 febbraio 2020 a seguito di un giudizio di divorzio, respingeva l’assegno divorzile a favore della moglie, motivando questa decisione con la circostanza secondo la quale, la signora a seguito di richiesta con esito positivo percepiva il reddito di cittadinanza, considerato un reddito già esso stesso adeguato al mantenimento, e quindi l’assegno divorzile non era necessario.

Inoltre, sempre lo stesso Tribunale si è pronunciato in merito ad altra vicenda molto particolare; trattasi di una signora che aveva adito il prefato organo giurisdizionale, per ottenere a norma dell’art. 156 c.c. 6 comma, l’assegno di mantenimento dall’Inps, in qualità di debitore del proprio coniuge.

Questi però, con una domanda riconvenzionale, aveva chiesto di modificare i termini dell’assegno in quanto sopraggiunti nuovi e giustificati motivi.

La signora, a seguito della pronuncia di separazione aveva richiesto ed ottenuto il reddito di cittadinanza, valutato oggi tra i così detti giustificati motivi per la modifica e rideterminazione dell’assegno di mantenimento, il Tribunale suddetto accoglieva la domanda riconvenzionale del marito.

Come ci è noto, l’assegno di mantenimento ed anche quello divorzile, una volta stabiliti dal giudice, possono essere anche modificati ai sensi dell'art. 9 comma 1 L. 898/70. Essenzialmente questo avviene quando sopraggiunge una situazione nuova e successiva alla pronuncia, che modifichi in meglio o in peggio la situazione patrimoniale o del coniuge che deve erogare l’assegno o del coniuge beneficiario.

Il percepire un nuovo reddito stabile, anche di un importo pari ad € 400/500 mensili è certamente una nuova circostanza che altera le condizioni economiche ivi preesistenti, ed è una ragione in più che valida la richiesta di modifica dell’assegno stesso.

E’ la visione d’insieme che ci offre una spiegazione più che plausibile ai nuovi orientamenti che inquadrano la trasformazione costante della materia del diritto di famiglia, da un lato il disfacimento del concetto di mantenimento visto come un semplice sussidio a vita, dall’altro nuovi principi per il sostegno al reddito.

Letto 193 volte Ultima modifica il Mercoledì, 23 Settembre 2020 09:27

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