Domenica, 25 Marzo 2018 23:09

Tempi duri per i figli maggiorenni!

Scritto da
Vota questo articolo
(1 Vota)
Figlio maggiorenne con genitori separati Figlio maggiorenne con genitori separati

Gli Ermellini tornano a pronunciarsi sul diritto del figlio maggiorenne ad ottenere l’assegno di mantenimento.

Contestuali all’ormai famosa decisione della Cassazione n. 11504 del 10/05/2017 – la quale ha stravolto i vecchi parametri per la determinazione dell’assegno divorzile – sono due interessanti sentenze che pongono al centro del dibattito i diritti dei figli a seguito del dissolvimento della famiglia per effetto della pronuncia di divorzio.  

Partiamo dal dato normativo...

L’ordinamento stabilisce con gli artt. 147 e 315 bis cod. civ. che vi è un vero e proprio diritto di solidarietà che tutela un interesse fondamentale dell’individuo a ricevere un aiuto concreto nel corso della sua formazione e crescita, per ogni esigenza di vita e di formazione. Inoltre, con l’art. 337 septies (introdotto dal D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154) stabilisce che il giudice “può” disporre il pagamento di un assegno periodico in favore del figlio maggiorenne non economicamente indipendente. La scelta legislativa di individuare in capo al giudice un potere discrezionale, da esercitare a seconda delle circostanze del caso concreto, ha dato vita ad una giurisprudenza sul punto, tale da orientare le decisioni.

Il mantenimento del figlio è, dunque, un obbligo che i genitori hanno in solido, e, nel loro rapporto interno, come recitano le norme di riferimento richiamate, lo ripartiscono in proporzione alle proprie sostanze patrimoniali e alla capacità lavorativa.

L'obbligo di mantenimento del figlio maggiorenne, consiste sia nelle spese ordinarie sia in quelle straordinarie e, in particolare, riguarda le spese di istruzione e formazione e persino quelle per lo svago e le vacanze, in quanto, per la giurisprudenza, è proprio rispetto al consolidamento da parte del figlio, di una posizione appagante a livello professionale, in considerazione del proprio percorso di studi, che si definisce il termine ultimo di corresponsione del mantenimento.

Premesso ciò, oggi con le sentenze della Cassazione n. 12063 del 16.05.2017 e n. 10027 del 26.04.2017, ci focalizziamo sull’aspetto patologico di tale diritto, ovvero verificare a quali condizioni possa cessare l’obbligo dell’assegno di mantenimento di un figlio maggiorenne da parte di uno dei coniugi divorziato, disposto in ragione della non raggiunta indipendenza od autosufficienza economica degli stessi. 
Con la prima decisione gli Ermellini, tornando a decidere il caso di un figlio maggiorenne non indipendente alle prese ancora con gli studi, hanno espresso il seguente prudente principio di diritto: “In tema di obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni non autosufficienti, la cessazione deve essere valutata caso per caso, poiché il diritto del figlio al mantenimento durante gli studi trova fondamento nei limiti del perseguimento di un progetto educativo e di un percorso di formazione, nel rispetto delle sue capacità, predisposizioni e aspettative purché conciliabili con le condizioni economiche dei genitori (Cassazione Civile, n. 10027 del 26.04.2017, Sez. 6).
Con la seconda decisione la Suprema Corte è stata, invece, chiamata a definire un caso in cui il figlio disoccupato di una coppia di coniugi, ormai divorziati, era ritornato a vivere con la madre, a causa di un licenziamento. La madre, quindi, decide di chiedere un contributo all’ex coniuge, padre del ragazzo, per il mantenimento di quest’ultimo. Ma i giudici di Piazza Cavour non sono d’accordo e considerano irrilevante il fatto che il figlio sia tornato ad essere economicamente dipendente, dopo aver perduto il posto di lavoro.

Tale conclusione è ricavabile, dice la Cassazione, alla luce del seguente principio: “Il diritto del coniuge separato (o in questo caso dell’ex coniuge), di ottenere dall’altro coniuge, o ex coniuge, un assegno per il mantenimento del figlio maggiorenne convivente, è da escludere quando quest’ultimo, ancorché allo stato non autosufficiente economicamente, abbia in passato iniziato ad espletare una attività lavorativa, così dimostrando il raggiungimento di una adeguata capacità e determinando la cessazione del corrispondente obbligo di mantenimento (se previsto) ad opera del genitore. Né assume rilievo il sopravvenire di circostanze ulteriori, come nella specie il licenziamento, le quali non possono far risorgere un obbligo di mantenimento i cui presupposti siano già venuti meno”.

Dunque, in estrema sintesi, l’attuale orientamento giurisprudenziale in tema di mantenimento dei figli maggiorenni, esclude, seppur con l’attenta e prudenziale valutazione del caso concreto, che la tutela della prole, sul piano giuridico, possa essere protratta oltre ragionevoli limiti di misura, al di là dei quali si risolverebbe, com'è stato evidenziato in dottrina, in "forme di vero e proprio parassitismo di ex giovani ai danni dei loro genitori sempre più anziani”.

Letto 460 volte Ultima modifica il Giovedì, 12 Aprile 2018 00:32
Giulio Costanzo

Avv. Patrocinante Magistrature Superiori

Lascia un commento

Assicurati di aver digitato tutte le informazioni richieste, evidenziate da un asterisco (*). Non è consentito codice HTML.

Iscriviti alla nostra Newsletter

Iscriviti

Ultimi articoli

  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5